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Bimbo col cuore bruciato, il precedente-choc al Monaldi: come è morta Pamela

venerdì 20 febbraio 2026
Bimbo col cuore bruciato, il precedente-choc al Monaldi: come è morta Pamela

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Il piccolo Domenico non è l'unico bimbo ricoverato al Monaldi e ora in fin di vita dopo il trapianto di un cuore "bruciato". Pesa come un macigno sull'ospedale di Napoli la storia di Pamela Dimitrova, anche lei di due anni, ricoverata e collegata a un cuore artificiale in attesa di un organo compatibile e poi morta. Era agosto 2024 Pamela era attaccata a un macchinario salvavita, un cuore artificiale che avrebbe dovuto tenerla in vita fino al trapianto. Ma qualcosa si è complicato nel corso della degenza.

In questi casi ci possono essere tante controindicazioni, spiegò all’epoca il legale della famiglia, sulla bambina sono state riscontrate diverse infezioni contratte con il macchinario che la teneva in vita. Addirittura è risultata positiva all’escherichia coli, un batterio oro-fecale presente su una delle cannule della macchina. Insomma, Pamela sarebbe morta a causa delle infezioni e di un'emorragia cerebrale sopraggiunta mentre era ancora in attesa di un cuore compatibile. La famiglia aveva chiesto il trasferimento in un’altra struttura presso il Bambino Gesù di Roma, ma sempre secondo quanto denunciato il trasferimento non sarebbe stato autorizzato. 

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Una storia molto simile a quella di Domenica, su cui è iniziata la riunione sulla nuova terapia. Il confronto sarà tra il pool dei medici dell'ospedale, il medico di fiducia della famiglia, la mamma e il suo avvocato. Nella riunione verrà spiegato come funziona il nuovo percorso, chiesto ieri dalla famiglia del bimbo, che prevede l'alleviamento delle sofferenze che non è l'eutanasia ma ferma l'accanimento terapeutico. Intanto emergono nuovi dettagli sull'errore fatale: i medici provenienti dal Monaldi e giunti all'ospedale di Bolzano, dopo aver riposto il cuore nel box per il trasporto, avrebbero chiesto al personale di sala di integrare il ghiaccio mancante nel secchiello; il riempimento sarebbe però avvenuto con l'utilizzo di ghiaccio secco e non ghiaccio di acqua, errore risultato poi fatale per la conservazione dell'organo.

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