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Carmelo Cinturrino, il pusher: "Vi do tutto, come con Luca"

mercoledì 25 febbraio 2026
Carmelo Cinturrino, il pusher: "Vi do tutto, come con Luca"

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"Smentisco ogni infamità che hanno tirato fuori". Reagisce così Carmelo Cinturrino - in un passaggio dell'interrogatorio davanti al gip - alle dichiarazioni dei suo colleghi poliziotti, i quali nei verbali dei giorni scorsi hanno parlato del fatto che lui chiedesse soldi e droga a pusher e tossici del bosco di Rogoredo. Eppure le versioni degli agenti sono molto simili tra loro e delineano un quadro inquietante. Quadro dal quale emerge che Cinturrino veniva definito "Thor". Il motivo? Il martello con il quale spesso e volentieri minacciava e picchiava gli spacciatori, anche uno disabile.  Recordman d’arresti. Una "lode" nel 2017. Cinturrino però faceva anche paura. Per questo Cavallini e clienti "spesso andavano come in protezione", pensando che tutti agissero "come lui".

Il collega più giovane riferisce ad esempio di una volta in cui Cinturrino non c’è. Il pusher "ci ha detto: 'Io vi do tutto, e poi non ci siamo visti. Vi do tutto come faccio con Luca (come si faceva chiamare ndr)'. Ci ha detto che Luca si mette d’accordo, non ricordo se ha detto 'come faceva con Zack', o se ha usato un altro nome". E ancora: "Mi hanno riferito che se 'danno tutto'", proprio tutto, "la busta con monete, soldi, sostanza", allora "non li arrestano, che con Luca facevano così". Insomma, il modus operandi è chiaro, ma Cinturrino continua a rigettare le accuse. "Dalla data del mio arruolamento - ha insistito una volta arrestato con l'accusa di omicidio volontario - sono stato un poliziotto ben visto, mai preso una sanzione disciplinare, mi hanno riconosciuto titoli, ho avuto sempre la stima di tutti. Non ho mai lavorato con i confidenti. Non ho mai avuto contatti con persone di qualsiasi genere, mai effettuato una telefonata con un marocchino, con una persona che mi potesse compromettere".

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E sui colleghi: "Gli altri possono fare le loro dichiarazioni, ma io dichiaro che sono menzogne. Tanti colleghi mi hanno chiamato, non sono entrati nel merito dei fatti, ma sulle infamità mi hanno detto di essere incazzati perché è un'assurdità. Io in macchina lavoravo sempre in due. Ho fatto arresti con tutti. Tutti volevano venire in macchina con me per cercare di imparare qualcosa. Non ho mai fatto uso di stupefacenti".

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