Lanciare sassi dal cavalcavia per colpire le auto in corsa. Un gesto assurdo e pericoloso, ma a qualche incosciente - ancorché giovanissimo - può sembrare un gioco. Una roulette rischiosissima, che ha messo in pericolo l’incolumità di chi ha percorso in auto proprio un cavalcavia in provincia di Monza e Brianza, preso di mira da tre minorenni.
È successo nelle ultime settimane lungo una strada di Usmate Velate. Qui tre ragazzini di appena 13 anni hanno trasformato il passaggio delle auto in un bersaglio mobile, lanciando pietre verso i veicoli di
passaggio, seminando il panico tra gli automobilisti e provocando danni a diverse vetture, con carrozzerie ammaccate e almeno un parabrezza andato in frantumi. A fermarli sono stati i carabinieri della stazione di Arcore, intervenuti dopo una serie di segnalazioni arrivate al 112.
Più conducenti avevano raccontato di un colpo improvviso mentre erano alla guida, come se qualcosa fosse caduto dall’alto. Le segnalazioni hanno spinto i militari a organizzare servizi di osservazione nelle zone indicate dagli automobilisti. E lo scorso 3 marzo i controlli hanno dato risultato. In un’area boschiva vicino alla linea ferroviaria i carabinieri hanno individuato i tre ragazzini proprio mentre erano in azione. I minorenni - residenti tra Monticello Brianza e Missaglia - sono stati sorpresi mentre scagliavano un sasso verso un’auto di passaggio che, nonostante l’impatto, ha continuato la marcia senza fermarsi. A quel punto i militari sono intervenuti e li hanno bloccati.
I tre adolescenti non sono imputabili perché minori di 14 anni e sono stati quindi riaffidati ai rispettivi genitori, mentre la loro posizione è stata comunque segnalata alla Procura presso il Tribunale per i minorenni di Milano con l’ipotesi di reato di getto pericoloso di oggetti. I familiari, secondo quanto emerso, si sarebbero detti ovviamente dispiaciuti per la bravata dei figli. Resta però la possibilità che gli automobilisti colpiti, o le compagnie assicurative, possano chiedere il risarcimento dei danni subiti.
Perché quello che può sembrare una bravata o una sfida tra ragazzini, su una strada trafficata può trasformarsi in pochi secondi in una vera e propria tragedia. Basta un parabrezza che esplode all’improvviso, una sterzata istintiva per evitare l’ostacolo, un’auto che perde il controllo. E in Italia è già successo più volte.
Uno dei casi più noti risale al 27 dicembre 1996. Quel giorno un masso lanciato da un cavalcavia della Torino-Piacenza colpì l’auto su cui viaggiavano Maria Letizia Berdini e il marito Lorenzo Bossini, sposati da appena cinque mesi. La donna, 31 anni, originaria di Civitanova Marche e residente nel Bresciano, morì sul colpo. Il masso era stato scagliato dal cavalcavia della Cavallosa, vicino a Tortona. Per quell’episodio furono condannati quattro giovani del posto: i fratelli Franco, Paolo e Alessandro Furlan e il cugino Paolo Bertocco, all’epoca tra i 18 e i 24 anni. Durante il processo il pm parlò di un gesto compiuto «per scacciare la noia» - e non è inverosimile che anche per i tre giovanissimi brianzoli la motivazione possa essere simile. In ogni caso, il procedimento si concluse nel luglio 2000 con condanne a 27 anni e sei mesi di carcere per ciascuno di loro. Nessuno scontò l’intera pena: tra rito abbreviato, indulto e buona condotta, nel 2009 lasciarono tutti il carcere di Ivrea dopo circa undici anni di detenzione.
La morte di Maria Letizia Berdini fece esplodere in tutta Italia la “paura dei cavalcavia”, ma non fu il primo caso. Già il 22 aprile 1986 una pietra lanciata lungo la provinciale Milano-Lentate uccise Maria Jlenia Landriani, una bambina di appena due mesi e mezzo che dormiva nell’auto dei genitori. Negli anni successivi si registrarono altri episodi mortali. Nel 1991 Domenico Fornale, 70 anni, e Rosa Perena, 69, marito e moglie, persero la vita sull’autostrada del Brennero dopo che il parabrezza della loro vettura fu sfondato da alcuni sassi. Nel 1993 le vittime furono due: in aprile un uomo sull’A14 nei pressi di Giovinazzo, e il 29 dicembre Monica Zanotti, 25 anni, colpita da un masso di 12 chili. In quest’ultimo caso furono individuati tre ventenni veronesi, condannati a pene tra i 15 e i 16 anni di carcere
Nonostante il clamore mediatico seguito alla tragedia del 1996, tra il 1998 e il 2002 lungo strade e autostrade italiane si registrarono altri otto episodi simili, fortunatamente senza vittime. Fino a quello che ha visto coinvolta la 48enne Rosa Miscioscia, che morì dopo essere stata colpita da un oggetto metallico caduto da un cavalcavia lungo la Roma-Napoli. Una strada maledetta. Proprio lì, vent’anni fa, si verificò uno degli ultimi episodi più gravi: nei pressi di Cassino un masso di circa 40 chili piombò sulla carreggiata, provocando la morte di un uomo e il ferimento di altre sei persone.




