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Capotreno aggredito per un controllo La quinta vittima dello stesso uomo

di Alessandro Aspesisabato 23 maggio 2026
Capotreno aggredito per un controllo La quinta vittima dello stesso uomo

3' di lettura

Aggredisce 5 capotreno Trenord in 5 distinte occasioni ma, nonostante i tentativi delle forze dell’ordine di individuarlo, riesce a fare perdere per l’ennesima volta le proprie tracce facendo scattare l’allarme sicurezza dei sindacati di categoria. Ha dell’incredibile quanto denunciato nella giornata di ieri dalle segreterie regionali lombarde di Fit-Cgil, Fit-Cisl, Uil Trasporti, Fast Confsal, Faisa Cisal e Ugl Taf. Mercoledì un capotreno stava tranquillamente svolgendo il proprio lavoro a bordo del convoglio 25230 quando ha notato un passeggero entrare all’interno del bagno poco prima che il treno giungesse nella stazione di Sesto San Giovanni.

Il dipendente Trenord dopo qualche minuto ha notato che, nonostante si fosse già arrivati a destinazione, il viaggiatore continuava a rimanere chiuso all’interno della toilette e ha deciso quindi di bussare per vedere se per caso si fosse sentito male. Ed è a questo punto che l’aggressione è scattata improvvisa. Il passeggero ha infatti aperto la porta cominciando prima a spintonare e poi a colpire con dei pugni al viso il capotreno che, non sapendo come proteggersi, è corso a chiudersi all’interno della cabina del macchinista. Una volta soccorso dalla Polfer, all’aggredito sono state poi mostrate alcune fotografie segnaletiche ed a questo punto ecco la sorpresa. Il volto riconosciuto dal capotreno, secondo fonti investigative che preferiscono rimanere anonime, sarebbe stato lo stesso dell’uomo di nazionalità italiana identificato in altre quattro occasioni da altrettanti ferrovieri come quello del loro aggressore. Un fatto grave destinato a innescare polemiche dal momento che in effetti sui treni lombardi le aggressioni al personale stanno diventando sempre più frequenti, nonostante tutti gli accorgimenti tecnologici all’avanguardia messi in atto da Trenord e Trenitalia per garantire il maggior livello di sicurezza possibile. Come lo scorso 9 aprile 2026 quando una capotreno intervenuta per richiamare un gruppo di giovani ubriachi e molesti verso gli altri passeggeri ha ricevuto insulti e minacce. In quell’occasione l’aggressione era proseguita anche dopo che il convoglio era giunto in stazione quando una ragazza del gruppo aveva aggredito gli agenti del Commissariato di Rho-Pero accorsi per sedare la situazione. Il 21 gennaio invece si era verificata una violenta aggressione nella stazione di Vergiate (sulla linea Milano-Domodossola) a bordo di un convoglio diretto ad Arona. Un capotreno di 31 anni era stato colpito con un pugno da un passeggero sprovvisto di biglietto che si rifiutava di fornire i documenti. «Nonostante la scia di violenza e le ripetute denunce, l’individuo protagonista dei fatti del 20 maggio circola ancora in totale libertà all’interno delle nostre stazioni e sui nostri treni, libero di colpire ancora» si legge in un comunicato congiunto dei sindacati «non è tollerabile che chi compie il proprio dovere quotidiano sui treni debba rischiare la propria incolumità fisica a causa di un sistema che non riesce a fermare e isolare i violenti recidivi». «Com’è possibile che un aggressore seriale sia ancora libero di frequentare i mezzi pubblici e mettere a repentaglio la vita dei lavoratori e dei viaggiatori?» continua il comunicato.

«Non resteremo a guardare e se non arriveranno segnali immediati e tangibili volti a garantire l’incolumità dei lavoratori, metteremo in campo tutte le azioni necessarie perché la pazienza è finita e la sicurezza del personale e dei viaggiatori deve essere garantita». «L’aggressione di mercoledì colpisce perché descrive una realtà che molti lavoratori conoscono bene: la crescente esposizione alla violenza, il senso di vulnerabilità e la percezione che troppo spesso chi opera quotidianamente sui treni venga lasciato solo a gestire situazioni sempre più difficili» spiega Christian Colmegna, segretario regionale Fit-Cisl «denunciando pubblicamente questi episodi non si vuole danneggiare l’immagine aziendale ma al contrario affermare con chiarezza che la sicurezza dei lavoratori è un valore prioritario e non negoziabile». Sulla vicenda interviene anche Romano La Russa, assessore regionale alla Sicurezza e alla protezione civile. «In questo caso il vero problema è che un recidivo con tali precedenti sia ancora in circolazione», spiega l’esponente di FdI. «Il governo Meloni ha già inasprito le pene per certi tipi di reati ma alcuni magistrati continuano a lasciare liberi prima del dovuto certi soggetti propensi a delinquere mettendo così a rischio la sicurezza di lavoratori e passeggeri».