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Il portavoce degli studenti contro chi sfascia le città: "Piazza anti-democratica"

di Brunella Bollolidomenica 18 ottobre 2026
Il portavoce degli studenti contro chi sfascia le città: "Piazza anti-democratica"

3' di lettura

Dissociazione. È questa la parola che meglio spiega cosa sta accadendo nel mondo della scuola italiana. O, almeno, in quella parte del mondo scolastico scesa in piazza seguendo l’onda lunga delle proteste di Francia e Spagna, con una settimana di ritardo rispetto ai cugini oltreconfine ma con lo stesso obiettivo: contestare il governo in carica. A Parigi il bersaglio è soprattutto il primo ministro Sébastien Lecornu, in Italia i fomentatori delle proteste studentesche hanno ribattezzato il loro giorno da leoni “No Meloni day”, chiaro riferimento all’esecutivo in carica, le problematiche della scuola c’entrano poco.

Nelle piazze infuocate o nelle aule occupate dai collettivi da Milano a Napoli, l’agitazione è politica e riguarda solo in parte i «plessi fatiscenti» o i «bagni da rifare». Il risultato è che da nord a sud sono state interrotte le lezioni a tanti ragazzi che, invece, a scuola vogliono andare per imparare e non per sfasciare.

La segretaria del Pd Elly Schlein sostiene che «i giovani protestano perché non riescono a pagare gli affitti e le scuole cadono a pezzi. Il governo si occupi di dare risposte concrete». Ma più che per il costo delle case e degli studentati, i ragazzi che l’altro giorni hanno invaso Roma, Torino e tante altre città, lo hanno fatto per dire no alla guerra, contro il riarmo e contro i decreti del ministro Valditara, quindi di tutto erano preoccupati fuorché della condizione di stabilità dei muri dei licei. A Bologna gli slogan recitavano: «A scuola nessuno è straniero». A Genova hanno lanciato uova contro le immagini della premier e del titolare dell’Istruzione. Insomma, il solito copione. Ieri con violenza perfino maggiore.

Ma c’è chi dice no, parafrasando Vasco. Sono i rappresentanti delle Consulte degli studenti, i quali chiedono di poter studiare e di fermare la minoranza manesca e antidemocratica. «Gli studenti violenti rappresentano una minoranza», spiega infatti Alessandro di Micco, portavoce nazionale dell’Ufficio di Coordinamento Nazionale delle Consulte Studentesche, che in un video su Instagram, assicura che «con il ministro il dialogo è costante e i risultati senza precedenti». Cita un episodio simbolo avvenuto a Roma: «Un corteo ha stazionato dinanzi al ministero dell’Istruzione lanciando bombe carta, fumogeni ed altri oggetti contundenti, ferendo 18 poliziotti e carabinieri. I manifestanti hanno scandito insulti e minacce contro il ministro e altri esponenti politici e istituzionali.

Senza entrare nel merito dei motivi che hanno sollevato queste proteste», commenta Di Micco, «è giusto contestare il metodo con cui si sono svolte. Provare a far valere le proprie idee devastando intere scuole, minacciando esponenti di governo e intimidendo tutti coloro che hanno deciso di non aderire alla protesta non è mai la strada giusta da intraprendere. Le piazze non sono fatte per essere deturpate, ma per essere un crocevia di idee da trasmettere ai rappresentanti degli studenti che, adempiendo ai loro doveri, saranno i primi a portare le istanze presentate nei tavoli in maniera collegiale e costruttiva». Insomma, la Consulta non ci sta a questo clima di tensione e forte del consenso ottenuto alle elezioni studentesche, fa sapere che «la nostra voce non può essere silenziata» perché «rappresentiamo quegli studenti liberi che non accettano di essere fatti passare come i violenti che imbrattano, distruggono e arrecano danni a tutta la comunità scolastica».

A riprova del fatto che cresce un’ampia fetta di mondo della scuola che si ribella ai collettivi che sanno solo occupare e non studiare, per sabato 24 ottobre Azione Universitaria e Azione Studentesca hanno indetto una grande mobilitazione il cui slogan è “Sblocchiamo tutto”. «Noi siamo dall’altro lato della barricata, quello del costruire. E a chi dice blocchiamo tutto, rispondiamo con “Sblocchiamo tutto”». «A chi vuole contrapposizione permanente, sterile e strumentale urleremo a gran voce la nostra visione. Agli obsoleti e impolverati “guardiani della preistoria”, rivoluzionari di facciata ma contrari ad ogni forma di cambiamento, mostreremo che c’è una gioventù che non vede l’ora di mandarli a casa. Superare le logiche stantie, ridare voce a ciò di cui ha bisogno la nostra generazione, fare proposte concrete. Dal contrasto al caro libri, all’orientamento in entrata e uscita; meno burocrazia negli atenei e più controlli su Isee falsi nell’accesso alle borse di studio, maggiori tutele per i tirocinanti», così spiegano Nicola D’Ambrosio, presidente nazionale di Au e Riccardo Ponzio, presidente nazionale di As. L’appuntamento, quindi, è per sabato alle 10.30 a Roma.