Milano ha già visto un assalto per il carovita. Lo racconta Manzoni ne I Promessi Sposi: era il novembre 1628, la carestia avanzava e la folla assaltò il Forno delle Grucce al grido di «Pane!». Renzo, arrivato in città da Monza, trovò per strada dei pezzi di pane e ne raccolse tre, certo che fossero il dono della Provvidenza e promettendo che se avesse trovato il proprietario glieli avrebbe pagati. Era fame.
Quasi quattro secoli dopo, la manifestazione del weekend era – sulla carta - contro il carovita. Ma i ragazzini che hanno saccheggiato il centro volevano solo roba: piumini, sneakers, felpe. Tutto griffato. Hanno depredato negozi per esistere sui social. Sono ossessionati dalla roba, come il Mazzarò di Verga, solo che lui l’aveva accumulata con la fatica. I loro colleghi torinesi hanno sfasciato la Feltrinelli senza prendere neanche un volume perché i libri non fanno invidia ai coetanei né visualizzazioni su TikTok.
Peccato. Su quegli scaffali c’erano pure Manzoni e Verga. Avrebbero scoperto che una volta si assaltavano i forni per riempire lo stomaco, non le boutique per seguire la moda. E che la roba non si arraffa, si guadagna.




