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Napolitano alla fine ha capito quanto fa male l’euro all’Italia

1 Gennaio 2015

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Napolitano alla fine ha capito quanto fa male l’euro all’Italia

C’è una parte non scontata nell’ultimo discorso di fine anno di Giorgio Napolitano, quello che il 31 dicembre 2014 ha preannunciato le sue dimissioni. La cito fra virgolette: “Tutti gli interventi pubblici messi in atto in Italia negli ultimi anni stentano a produrre effetti decisivi, che allevino il peso delle ristrettezze e delle nuove povertà per un così gran numero di famiglie e si traducano in prospettive di occupazione per masse di giovani tenuti fuori o ai margini del mercato del lavoro”. Purtroppo è vero. Non si può dire che i vari governi non abbiano davvero tentato tutte le possibili ricette di politica economica: Romano Prodi, Silvio Berlusconi, Mario Monti, Enrico Letta e ora Matteo Renzi le hanno davvero provate tutte. E non hanno funzionato mai, nemmeno in parte. E perchè non hanno funzionato? Napolitano lo sa benissimo: perchè nell’Europa della moneta unica, con le regole stringenti dei trattati, l’Italia non può farcela. E’ un paese troppo diverso dagli altri, con una ossatura della sua economia che non ha paragoni nè con Francia, nè con Germania nè con Spagna. Il paese con 5 milioni di micro-imprese non è fatto per le rigidità di Maastricht e tanto meno del fiscal compact. Rischia la distruzione del credito con i meccanismi supinamente accettati di Basilea 2 e 3 per il sistema bancario. Ha una sola bandiera possibile: autonomia e flessibilità. Napolitano l’ha capito, e quell’osservazione l’ha tradito. Se nulla funziona, è perchè non può funzionare. Ma il presidente della Repubblica non ha avuto il coraggio necessario proprio a un passo dalla mèta. Arrivato al dunque ha ripetuto il solito trito slogan: “Nulla di più velleitario e pericoloso può esservi di certi appelli al ritorno alle monete nazionali attraverso la disintegrazione dell’Euro e di ogni comune politica anti-crisi”.

Napolitano se l’è cavata gettando una inutile palla frale braccia del premier: “L’Italia”, ha detto, “ha colto l’opportunità del semestre di presidenza del Consiglio europeo per sollecitare un cambiamento nelle politiche dell’Unione che accordi la priorità a un rilancio solidale delle nostre economie. Tra breve il Presidente del Consiglio Renzi tirerà le somme dell’azione critica e propositiva svolta a Bruxelles”. Sa bene il presidente della Repubblica uscente e sappiamo tutti che quella somma che tirerà Renzi sarà pari a zero. Perchè nasce da un equivoco di fondo, anzi da una e propria panzana, che rende inutile qualsiasi dimostrazione muscolare del premier italiano in Europa: checchè ne dica Renzi qui in Italia pavoneggiandosi, lui e il suo Pd le ultime elezioni europee le ha perse, non vinte con un risultato storico. In Europa non ha vinto il Pse cui aderiva Renzi, ma ha vinto il Ppe di Angela Merkel, che ha formato il governo e detta legge come prima nel vecchio continente. Renzi, che non si rende conto di avere perso, ha provato a fare cambiare le regole europee con un alleato inutile oltre che improbabile: Francois Hollande, altro socialista della cordata perdente. Avesse voluto fare cambiare qualcosa, bisognava sottrarre truppe ai vincitori delle elezioni: allearsi con qualche leader del Ppe, magari con lo spagnolo Mariano Rajoy, chiedendo poi a Berlusconi di seguirlo su quella strada. Per presunzione non l’ha fatto, e così Renzi è diventato irrilevante in Europa come i fatti dimostrano ampiamente.

Continua a leggere su L'imbeccata di Franco Bechis

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Commenti all'articolo

  • Joachim

    25 Marzo 2015 - 17:05

    Un uomo ..una calamità.....!!!! Non ha rubuto come sonsuetudine parlamentare, è stato solo un parassita come tutti i parlamentari e per giunta comunista, è riuscito a partecipare al naufragio dell'economia Italiana, è stato solo il peggiore dei presidenti...in buona sotanza lo Schettino al comando del paese esguendo anche Putsch incommensurabili.

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  • imahfu

    05 Gennaio 2015 - 23:11

    Leggasi per farsi un'idea esatta sull'abbandono dell'euro, il libro (ed. Mulino) di Biasco. Un'analisi che tocca elementi economici e sociologici poiché l'economia è scienza sociale e il mondo economico è formato da uomini. Chi accetterebbe la lira?Nessuno... e si tornerebbe all'euro come moneta nazionale come fu per l'Argentina il dollaro.

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  • licariletizia

    04 Gennaio 2015 - 16:04

    Se le riforme fossero state fatte a tempo debito a quest'ora non saremmo in questa situazione. A chi dare la colpa?. Ognuno di noi ha una propria risposta a questa domanda.

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    • imahfu

      05 Gennaio 2015 - 23:11

      Oltre le eredità dall'unitàd0Italia in poi: c'è l'eredità del dopoguerra; due Italie separate dx e sn. Quella che ha più valore è pero' l'eredità recente: 20 anni dominati dal berlusconismo immobile, fissato sulle sue aziende e a prepararsi leggi ad personam

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      • Franco Pezzali

        07 Gennaio 2015 - 10:10

        imahfu, ma che cazzo dici, e Prodi, D'Alema, Monti, Letta, Ciampi ed altri cosa erano dei fantasmi? E Napolitano con la sua opera di golpista non ha fatto parte del vent'ennio? Dove sei stato per vent'anni, su Marte o sulla Luna? Ma usa il cervello! Questo è il male dell'Italia, quali riforme si dovrebbero fare per avere gente che ragiona prima di andare a votare?

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