Quasi amici… o forse nemici, visto che uno potrebbe essere il mandante del suo attentato e l’altro la vittima. L’inchiesta sull’attentato contro Sigfrido Ranucci, conduttore di Report, entra nella fase più delicata ora che, nel commando dinamitardo, la mente risulterebbe essere quella di Valter Lavitola, imprenditore ed ex editore. Gli investigatori, inoltre, hanno ricostruito una possibile catena con esecutori materiali, un intermediario e una presunta regia, ma resta ancora da individuare il movente dell’azione.
Una posizione che, al momento, appartiene al campo delle accuse della Procura e dovrà essere verificata nel corso del procedimento giudiziario. Lavitola, convocato dai magistrati, ha fatto sapere tramite il suo difensore che non intende rispondere alle domande. La frase attribuita all’ex-editore è stata: “Non parlo, ci vediamo quando esco dal carcere”.
Una scelta che aggiunge tensione a un’indagine già circondata da interrogativi. Nel frattempo gli investigatori stanno analizzando i rapporti tra le persone coinvolte. Al centro dell’attenzione anche Gomes Clesio Tavares, indicato come possibile collegamento tra gli esecutori e Lavitola. Tavares, camerunense di 47 anni, risulta “dipendente dal 2017 della società Cefalù srl che gestisce il ristorante denominato Cefalù bistrò di pesce, esercizio commerciale riconducibile all’indagato Valter Lavitola”.
Gli atti dell’indagine, secondo quanto riportato, ricostruirebbero sopralluoghi e contatti precedenti all’esplosione dell’ordigno. Il quadro investigativo – si legge sul Corriere della Sera- descrive una struttura “a piramide”: alla base ci sarebbero gli uomini incaricati di agire materialmente, mentre un livello intermedio avrebbe gestito i contatti. Il nodo centrale resta però capire chi abbia ordinato l’attentato e per quale ragione.
Resta poi il capitolo più inquietante: il possibile legame con l’attività giornalistica di Ranucci e con le inchieste condotte negli anni da Report. Gli stessi investigatori, però, stanno cercando elementi concreti per trasformare ipotesi e sospetti in un quadro definitivo. Per ora rimane un’inchiesta dai contorni ancora oscuri: la bomba è esplosa, gli arresti sono arrivati, ma il vero bersaglio e il perché di quell’attacco restano le domande più difficili a cui dare una risposta.



