Per decenni il premium price ha svolto due funzioni.
Generava margine.
E comunicava qualità.
Oggi solo il 14% degli shopper crede che un prezzo più alto indichi sistematicamente una qualità migliore.
A rendere evidente questo cambiamento è la crescita dei dupe: prodotti legali che riprendono estetica e funzione di un articolo premium e lo propongono con un marchio proprio, a una frazione del prezzo.
La felpa da 20 dollari che ricorda quella da 130. La crema che promette lo stesso risultato di quella da 80 euro, a un quinto del costo.
Attorno a questi prodotti è nata una vera e propria dupe economy.
Nel 2026 il 58% degli shopper americani ha comprato almeno un dupe, e il comportamento si sta allargando anche in Italia: quasi 6 giovani su 10 tra i 18 e i 34 anni dichiarano di aver acquistato cosmetici dupe o fake.
Il punto più interessante riguarda chi li compra.
Nel beauty, circa il 70% dei consumatori sceglierebbe un dupe anche potendosi permettere l’originale.
E se il fenomeno parte da Gen Z e millennial, l’incremento più forte nel 2026 arriva dagli over 55.
Quando un comportamento si propaga a tutte le fasce d’età, diventa un comportamento di mercato.
E a quel punto cambia anche la competizione.
Nel video, gli esperti di Central Marketing Intelligence spiegano come i dupe stiano ridefinendo il valore percepito e cosa deve offrire un brand per giustificare un prezzo più alto.
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Per leggere altri fenomeni di business e marketing attraverso dati, trend e modelli applicabili alle imprese, è disponibile il manuale di Central Marketing Intelligence.



