Domenica riparte Report epurato dal suo conduttore storico Sigfrido Ranucci messo da parte dalla Rai per manifesta incompatibilità con le regole etiche della professione e dell’azienda. Dopo mesi di guerre intestine per decidere la successione i superstiti ieri si sono presentati ai colleghi della stampa con il piglio degli eroi duri e puri e dei maestrini di giornalismo. La partenza non promette nulla di buono: invece che rispondere alle domande di un nostro collega si sono messi a processare Libero e il suo direttore, cioè il sottoscritto. «Non esiste un metodo Report, a leggere il vostro giornale sembra che qui si sia ucciso o rovinato qualcuno. Nulla di più falso (auto applausi dei presenti)», asserzione che – in linea con il “metodo Report” evidentemente ancora in uso - non supererebbe il più banale dei fact checking. Breve riepilogo della nostra inchiesta: Giulio Romagnoli, re della patata, rovinato da una inchiesta di Report del 2014 e assolto dopo 9 anni di calvario giudiziario; Domenico Garrone, ex presidente di Enoteca d’Italia, 16 anni di inferno e infine le scuse di Report; Stefano Esposito, ex parlamentare Pd: «Un minuto e mezzo di intervista estrapolata e montata ad arte mi ha distrutto la vita» (assolto da tutte le accuse); Roberto Rigoli, medico: «La gogna di Report mi è costata il lavoro, assolto ma nessuna scusa»; Marco Giorlo, assessore a Verona: «Con Report ho perso la moglie e ottanta mila euro: non era vero nulla». Questi sono alcuni dei fatti raccontati con il “metodo Libero” che non ha scheletri nell’armadio tipo Lavitola né morti (professionalmente e psicologicamente) sulla coscienza. Cari reportini, fate un piacere agli italiani: controllate le notizie che mandate in onda e abbassate le arie che la ricreazione è finita.




