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Caccia, norma approvata in Senato

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La Prestigiacomo: "Grave colpo di mano" In rivolta gli ambientalisti e le associazioni animaliste

Maria Acqua Simi
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Il dibattito sulla caccia non accenna a diminuire, specie dopo che quest'oggi il Senato ha approvato l'articolo 38 della legge comunitaria che permette di sparare alla fauna migratoria anche in agosto.  Alla lettera: "Regioni e Province possono fissare il calendario venatorio nel rispetto dei termini che vanno dal 1/mo settembre al 31 gennai".  Sulla norma, però, c'è stato qualche dissenso in maggioranza. E la prima a non essere contenta di tutto questo è il ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, che accusa il Senato di aver approvato un testo diverso da quello elaborato dal governo. "L'accordo definito in Senato fra ministero dell'Ambiente, dell'Agricoltura e delle Politiche comunitarie sugli emendamenti in materia di caccia alla Comunitaria 2009 prevedeva un testo molto chiaro", ha scritto in una nota il ministro. Il testo dell'accordo prevedeva che Regioni e Province autonome potessero determinare i limiti dei periodi della caccia solo sulla base di analisi scientifiche che dovevano essere preventivamente validate dall'Ispra.  Il ministro rileva infine che "è ora di smetterla di tentare, attraverso giochi di parole, di lasciare margini di ambiguità su un tema così delicato e sul quale la posizione del Governo, nei suoi ministeri competenti, è ben chiara". Poi affonda: "Considero grave l'approvazione al Senato dell'emendamento sulla caccia alla legge Comunitaria. Ieri, su questo delicato argomento era stata faticosamente raggiunta un'intesa fra persone per bene di cui erano garanti il Ministro Ronchi e il relatore". IL ministro poi conlude giudicando "quanto accaduto in aula un grave colpo di mano. Quel testo va ricorretto alla Camera, - aggiunge - reintroducendo le garanzie che erano previste specie sulla tutela delle specie protette e delle specie migratorie, che sono il fulcro di quella biodiversità di cui, tra l'altro, quest'anno si celebra l'Anno Mondiale". Anche il Pd  protesta.  Il senatore del Pd La Seta: "Il Pd, che in Senato ha votato compatto contro l'articolo 38 , continuerà a battersi alla Camera e nel Paese perché prevalgano le ragioni di un rapporto equilibrato tra attività venatoria e l'interesse costituzionalmente sancito della tutela della fauna". "Quella approvata dalla maggioranza in Senato è una norma indecente -prosegue Della Seta- che procurerebbe al nostro Paese nuove procedure di infrazione da parte dell'Europa e che va contro l'opinione di oltre due/terzi degli italiani che secondo un recente sondaggio Ipsos, a destra come a sinistra, si oppongono ad ogni deregulation in materia venatoria. Inoltre l'articolo 38 riporterebbe l'Italia indietro di 20 anni, a un'anacronistica guerra di religione fra cacciatori oltranzisti e fautori dell'abolizione della caccia. Questa è la ragione per cui la parte più responsabile e consapevole del mondo venatorio ha bocciato questa modifica alla legge attuale".

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