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Altri otto cristiani espulsi dal Marocco

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Accusati di proselitismo. Nel 2010 sono già 130 le espulsioni

Roberto Amaglio
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Era uno dei Paesi a religione mussulmana più tollerante dell'intero pianeta, sia per le sue radici storiche che per la vicinanza geografica con l'Europa e la Spagna. Tuttavia in questo 2010 in Marocco qualcosa sembra essere cambiato. Confermando una tendenza preoccupante in questa prima metà dell'anno, in questi ultimi quindici giorni altri otto stranieri di religione cristiana sono stati espulsi dallo Stato africano con l'accusa di proselitismo, ossia il tentativo di conversione dei mussulmani ad altre religioni. Lo ha reso noto l'associazione Portes Ouvertes (Porte Aperte) che difende i diritti dei cristiani nel mondo e che denuncia una vera e propria "epurazione a sfondo religioso". Nello specifico, le ultime espulsioni riguardano due francesi, due svizzeri, un egiziano, un nigeriano, una spagnola e una libanese, sposate entrambe con dei marocchini. Il fatto più eclatante è che la donna libanese è stata costretta a lasciare sul posto la figlia di sei anni: secondo l'associazione, le autorità marocchine sono state irremovibili. Precedenti – Con le ultime otto espulsioni salgono a 130 i provvedimenti simili dall'inizio dell'anno. Il certificato di via più ingente rimane sempre quello dello scorso marzo, quando le autorità marocchine arrestarono 27 cristiani, espellendone altri 26. Tra questi c'era anche un monaco francescano (primo cattolico espulso da 30 anni), il cui allontanamento ha provocato la chiusura dell'orfanotrofio Village of Hope di Ain Leuh, sui monti dell'Atlante, dove sono stati espulsi i 16 evangelisti che assistevano i 33 bambini ospitati nel centro.

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