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Lite tra medici a Messina. Il bimbo migliora

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E' successo la scorsa settimana al Papardo. I genitori hanno presentato una denuncia. Il neonato, fino a ieri in coma si sta riprendendo

Roberto Amaglio
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'Il piccolo Giosue' sta meglio, non e' piu' in coma farmacologico''. Lo ha detto il professor Barberi, direttore dell'unità operativa di terapia intensiva neonatale del Policlinico di Messina. ''Il bimbo - aggiunge Barberi - respira da solo, stiamo naturalmente continuando la terapia prevista.'' Speravamo di archiviarlo come un caso isolato, due minuti di follia che avrebbero potuto costare la perdita di due vite umane. Purtroppo, però, sempre in Sicilia, un'altra lite tra medici ha messo a repetaglio la vita di un neonato. Un film già visto, la cui trama è tristemente analoga allo scontro avvenuto lo scorso 26 agosto e che ha messo a repentaglio la vita di Antonio Molonia. Questa volta la lite è scoppiata una settimana fa nella Ginecologia dell'ospedale “Papardo”. I motivi del contendere tra i due medici sono sempre legati all'opportunità di ricorrere al parto cesareo piuttosto che a quello naturale; una discussione nata quando Ivana Rigano, 24 anni, era già in avanzata fase di travaglio. Le condizioni del piccolo - Il bambino, di oltre 4 kg, avrebbe avuto difficoltà a venire al mondo e sono stati proprio quei secondi di mancanza di ossigeno che gli potrebbero provocare lesioni cerebrali e agli arti. Attualmente il neonato è intubato e tenuto in coma farmacologico nella Terapia intensiva neonatale del Policlinico dov'è stato trasferito d'urgenza subito dopo il parto naturale al Papardo. Scatta la denuncia - Considerate le conseguenze che il loro figlio primogenito rischia di patire, due giorni fa la neo mamma e suo marito di 34 anni, Nicola Mangraviti, hanno deciso di presentare una denuncia-querela ai carabinieri. Nell'occhio del ciclone rischiano di finire ora il ginecolgo della donna Rosario Pino (il quale voleva provvedere al cesareo), il primario Francesco Abate ed il suo aiuto Saverio Eposito, che avrebbero addiritura strappato i moduli del consenso già firmato dai genitori ordinando che si procedesse invece col parto naturale. Questa mattina il sostituto della procura, Anna Maria Arena, ha aperto un'inchiesta, per il momento contro ignoti. Intanto le cartelle cliniche sono state acquisite dai carabinieri. Il papà del piccolo Antonio Molonia, intanto, accoglie con disgusto e dolore un nuovo avvenimento molto simile a quello che lo aveva riguardato solo un mese fa. "E' un dolore che si rinnova. E' come vivere nuovamente quella drammatica esperienza, come se quello che è accaduto fosse stato già dimenticato. Per questo continuo la mia battaglia per ottenere giustizia e affinché il mondo dell'informazione continui a fare luce su quello che accade: non è per me o mia moglie, ma per le madri e i bambini di Messina". Allarme Orlando - "Le strutture sanitarie della città di Messina, per l'irresponsabile comportamento di alcuni e per la mancanza di efficienza sotto il profilo organizzativo, sono diventate simbolo della malasanità in Italia", ha affermato Leoluca Orlando, presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta sugli errori e i disavanzi sanitari regionali. "Ancora una volta evento naturale come la nascita si trasforma in tragedia e dietro questa tragedia si potrebbero nascondere inconfessabili e intollerabili interessi economici che considerano il malato come un bottino piuttosto che un cittadino per il quale deve esser riconosciuto il diritto alla salute, così come stabilito dalla nostra Costituzione". Una delegazione della Commissione si recherà il prossimo 4 ottobre a Messina per far visita al Policlinico e all'ospedale "Papardo", al fine di verificare il contesto in cui sono maturati una serie di sospetti casi di malasanità in poche settimane.

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