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Egitto, al Cairo ancora presidio a piazza Tahrir

Attesa per venerdì una nuova adunata oceanica. Tre morti e 100 feriti a el-Kharga. Il Ministro della Cultura si è dimesso

Andrea Tempestini
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Si è aperto nel segno della più assoluta continuità il sedicesimo giorno di manifestazioni contro il regime di Hosni Mubarak in Egitto, dove diverse migliaia di persone accampate in rifugi di fortuna hanno continuato a presidiare la centralissima piazza Tahrir al Cairo, epicentro delle proteste, dopo che martedì si era registrata la più oceanica mobilitazione in assoluto dall'inizio della rivolta. La maggior parte dei contestatori che vi avevano preso parte, centinaia di migliaia di persone, nella notte hanno fatto ritorno alle proprie case, ma lo zoccolo duro non ha voluto abbandonare neppure per un istante la strategica spianata, tuttora circondata a sua volta da un massiccio dispiegamento di truppe, appoggiate da mezzi corazzati ma tutto sommato neutrali. Nella serata di giovedì, inoltre, a soli otto giorni dalla sua nomina si è dimesso Gaber Asfour, ministro della Cultura egiziano. Lo ha annunciato lo stesso ministro. CANTI E SLOGAN - Al sorgere del sole, dalle tende e dai pagliericci si sono levati nuovi canti e slogan di sfida al sempre più traballante presidente egiziano. La folla infatti non si è accontentata delle offerte di dialogo avanzate dal neo-vice presidente, il generale Omar Suleiman, che ha intrattenuto colloqui con delegazioni selezionate delle forze di opposizione, promettendo emendamenti alla Costituzione e libere elezioni entro breve tempo. La richiesta di fondo rimane sempre la stessa: che Mubarak si faccia da parte. "Non possono esserci negoziati finchè lui non se ne sarà andato", gridavano gli irriducibili reduci da una notte trascorsa all'addiaccio. "Dopo che si sarà dimesso, allora si potrà discutere di un sacco di cose. Non stanchiamoci! Non stanchiamoci!", era l'incitamento che correva d bocca in bocca. "La libertà non è gratis!". BILANCI - Mentre giunge la promessa che una nuova immensa manifestazione si svolgerà, al Cairo, nella giornata di venerdì, arrivano anche alcuni dati sul bilancio dei morti e dei feriti: al momento si segnalano almeno tre vittime e un centinaio di contusi negli incidenti tra manifestanti anti-governativi e forze di sicurezza verificatesi martedì nell'oasi di el-Kharga, a 400 km dal Cairo. I manifestanti hanno assaltato e dato alle fiamme diversi uffici pubblici, tra cui due commissariati, una caserma, un tribunale e la sede locale del Partito Democratico Nazionale di Hosni Mubarak. AL QAEDA CHIAMA ALLA JIHAD - Il sedicente Stato islamico dell'Iraq, branca irachena di Al Qaeda, ha chiamato alla jihad i manifestanti antigovernativi. L'appello viene contenuto in un messaggio apparso nelle ultime 24 ore su diversi siti filo-integralistici di Internet. Nello scritto si legge che nel Paese nord africano "si è aperto il mercato della guerra santa", alla quale debbono partecipare tutti gli uomini in grado di combattere, e si sono altresì "schiuse le porte del martirio".

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