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Urso: "Al ballottaggio voterei Moratti. Mai con la sinistra"

I malumori futuristi nell'intervista alla colomba finiana: "Il premier mi avrebbe voluto al governo, ma ho rifiutato"

Andrea Tempestini
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«Se ai ballottaggi delle Amministrative il partito lascerà libertà di voto e qualche suo esponente dovesse appoggiare il candidato della sinistra, noi sosterremo quello del centrodestra. A Milano, per esempio, non ci vedrei nulla di scandaloso a votare per Letizia Moratti». Adolfo Urso, leader dei moderati finiani, da qualche giorno ha dato una nuova casa alla sua corrente dentro Fli, Fare Italia, aperta anche a esponenti del PdL e dell'Udc. E per le Amministrative ha le idee chiare: «Mai con la sinistra e nemmeno con liste “fasciocomuniste”, come quella di Latina, che sembra più un esperimento letterario che vera politica. Pennacchi mi è simpatico, ma avrei difficoltà a votarla». Onorevole Urso, lei era dato con le valigie in mano. E invece rimane con Fini. Il Cavaliere, però, insiste e gli sta tenendo il posto nell'esecutivo... «Berlusconi mi ha chiesto di rientrare nel governo offrendomi un ministero. L'ho ringraziato per la stima, ma ho rifiutato. E gli dico: non aspetti il ritorno del figliol prodigo, ma si sbrighi a nominare al più presto un ministro per le Politiche comunitarie, ruolo fondamentale in questo momento di attrito con l'Unione europea sugli immigrati». Insomma, ai ballottaggi Fli si spaccherà: voi a destra e i falchi a sinistra. «Vediamo prima se i nostri candidati riescono ad arrivare ai ballottaggi. In caso negativo, ne parleremo dopo il primo turno. Partendo da una premessa: Fli nasce all'interno del centrodestra, per ricostruirlo e dargli nuova linfa vitale, non per distruggerlo con sciagurate sante alleanze con la sinistra. Specialmente con questa sinistra». Perché? «Perché ha preso una deriva irrimediabilmente radicale e populista, abbandonando qualsiasi ipotesi moderata e riformista. Comandano i Vendola, i Grillo, i Di Pietro. Noi dobbiamo stare attenti a non contrarre lo stesso virus». Ovvero? «Quello dell'antiberlusconismo viscerale, del nemico da abbattere a tutti costi, anche attraverso l'arma giudiziaria. Ma Fli non deve essere l'Idv di destra, di Di Pietro ce n'è già uno. Basta e avanza». Invece alcuni suoi colleghi di partito sembrano andare d'accordo più con Di Pietro e Vendola che con La Russa, Gasparri e Matteoli. «Io credo che la dialettica interna sia molto importante nella vita di una forza politica, al cui interno possono convivere anche posizioni diverse, a patto di non perdere di vista la rotta principale». E quale sarebbe? «Fli nasce per ricostruire il centrodestra italiano. Proponendo temi e contenuti per l'oggi, in modo da riprendere il cammino delle riforme, e preparando il terreno per domani, a prescindere da Berlusconi e Fini. Gli uomini passano, la politica resta. Fli è un partito di scopo, non bisogna innamorarsi degli strumenti, ma delle idee. Quando il centrodestra sarà rinnovato, forse Fli avrà raggiunto il suo obbiettivo». Il governo, però, sembra immobile. «L'ultimo anno è stato deludente, non è stata realizzata alcuna grande riforma. E la marcia indietro sul nucleare sta lì a testimoniare una grave mancanza di coraggio. Per questo motivo occorre superare gli steccati, andare oltre le forti lacerazioni avvenute e tornare al dialogo». Berlusconi accusa Fini di aver stretto un patto con i giudici per buttarlo giù. «Non ci credo. Semplicemente Fli ha fatto della legalità e dell'etica pubblica una delle sue bandiere, ma non è l'unica». Chi vince queste Amministrative? «Berlusconi sbaglia a radicalizzare lo scontro come se fosse un referendum su se stesso, ma sbaglia anche chi nel Terzo polo pensa di sfruttare il risultato di questo voto per far cadere il governo». intervista di Gianluca Roselli

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