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L'idea: in pensione a 67 anni. Bossi non ci sta e alza la voce

Il governo vuole alzare l'età pensionabile e allineare le donne agli uomini. Sotto tiro anche la reversibilità: servono 20-25 mld

Andrea Tempestini
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Innalzamento dell'età  a 65 anni per la pensione d'anzianità e, contemporaneamente, spostamento a 67 anni per la pensione di vecchiaia. Solo ipotesi sul tavolo, che saranno affinate e forse corrette nei prossimi giorni. Di sicuro, però, la previdenza sembra diventato il comparto preso più di mira dal governo di Silvio Berlusconi per tenere a galla i conti pubblici. La manovra sul pareggio di bilancio da 48 miliardi di euro - visti gli effetti della crisi finanziaria internazionale -  va anticipata di un anno, dal 2014 al 2013. Operazione tutt'altro che semplice, come invece ha cercato di spiegare il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, venerdì scorso. Si tratta di prendere 20-25 miliardi di euro previsti per il 2014 e distribuirli  nel biennio precedente. Anzi. La fetta più consistente potrebbe essere spalmata nei prossimi dodici mesi. Primo tassello, come accennato, le pensioni. I tecnici del Tesoro e di Palazzo Chigi ieri hanno messo a punto alcune simulazioni. Che riguardano, in particolare, la stretta sulle donne con la riforma dei requisiti e l'allineamento a quelli degli uomini: tutti in pensione a 65 anni? È una possibilità. Oggi il governo potrebbe scoprire le carte (almeno in parte) nel corso del vertice con le parti sociali. Il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, ieri sera ha allontanato queste ipotesi. Contrario anche il leader della Lega Umberto Bossi: «I lavoratori non si toccano». Sotto tiro, in ogni caso, restano anche le  reversibilità: valgono  38 miliardi di euro e qualcosa può essere tagliato. In ballo, poi,   l'anticipo dal 2013 al 2012 della riforma che aggancia l'età pensionabile alle aspettative di vita. Il menù è ricco e un'altra misura allo studio prevede  l'allineamento della contribuzione tra   dipendenti e  collaboratori: chi oggi paga contributi pari al 26%   potrebbe vedere salire la quota da versare all'Inps  al 33%. Certo il blitz è assai complicato da far digerire. La cifra in ballo, però, ha scatenato l'appetito dell'esecutivo: in cassa  arriverebbero   tra i 2 e i 2,5 miliardi di euro l'anno. Frattanto, si è allargato il cosiddetto partito della patrimoniale ed è spuntata l'ipotesi di una tassazione delle rendite finanziarie al 20% con l'esclusione dei bot. Le famiglie non sono più disposte a far parte della fetta più consistente del risanamento. Dicono un netto no ad altri tagli, sono preoccupati per le misure  che sta mettendo a punto il governo. Vedrebbero con piacere l'introduzione della «botta secca» e delle tasse sulle rendite finanziarie.  Sulla stessa linea la Cgil. Il sindacato della Camusso ha anticipato le richieste al governo: nel dossier c'è la patrimoniale. Una doppia sponda per l'esecutivo. Finora  Berlusconi ha sempre escluso l'introduzione di stangate fiscali sui patrimoni immobiliari e sui risparmi. Il Cav, però, adesso sa che non ci sarà una protesta clamorosa. di Francesco De Dominicis

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