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Ecco il trucco degli immigrati per farsi l'harem. In Italia

Un senegalese arriva con una moglie, non registra nozze e ottiene ricongiungimento con la seconda. La prima lo incastra

Andrea Tempestini
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Ha beffato la burocrazia italiana regolarizzando entrambe le mogli sposate in Senegal ma il suo segreto è riuscito a mantenerlo per poco, giusto un mese, e non perché lo Stato italiano si sia accorto del proprio errore ma perché una delle due donne, divorata dalla gelosia, ha spifferato tutto all'ufficio immigrazione facendo stracciare il permesso di soggiorno della rivale d'amore. Protagonista della vicenda è un senegalese di 45 anni, giunto a Treviso undici anni fa. Quando aveva scelto di lasciare il paese d'origine per cercare lavoro in Italia, consapevole che da noi la poligamia è vietata, aveva deciso di portare con sé soltanto una delle sue due mogli. All'altra avrebbe pensato più avanti. La prima moglie è entrata in Italia con un visto turistico, documento che le ha poi consentito di ottenere la “coesione familiare”. I due coniugi hanno condotto per anni una vita tranquilla. La situazione è precipitata soltanto di recente quando il senegalese, che forse si era stufato di avere una sola moglie, ha deciso di far arrivare in Italia anche l'altra e, per farlo, ha fatto ricorso al “ricongiungimento familiare”. Ci si potrà chiedere come abbia fatto a usufruirne se era già sposato con un'altra donna. Semplice: il primo matrimonio non era mai stato registrato dal Comune e, di conseguenza, l'ambasciata non ne aveva mai ricevuto comunicazione. La seconda delle sue donne era quindi arrivata in Italia senza problemi ma la convivenza con la rivale era risultata impossibile fin dall'inizio. La prima moglie, non potendone più della nuova arrivata, ha confidato la propria condizione ad alcuni conoscenti che l'hanno convinta a raccontare tutto alla questura. E ora il bigamo rischia...niente. Penalmente niente, perché le pratiche per portare in Italia le due mogli sarebbero regolari, anche se incompatibili. L'unica cosa che gli succederà è che dovrà ritornare monogamo. Sorte diversa è capitata ad un italo-brasiliano che lo scorso aprile è stato condannato ad un anno e sei mesi di reclusione (con la sospensione condizionale della pena) dal tribunale di Treviso con l'accusa di bigamia. Si era sposato nel Trevigiano nel 2001 ed era convolato nuovamente a nozze in Cina nel 2007. Ma c'è anche chi, come Farid, un marocchino residente ad Albenga, ha presentato istanza alla questura perché i suoi tre matrimoni vengano riconosciuti anche in Italia. Una dichiarazione di «poligamia conclamata inaccettabile nel nostro Paese» che ha mandato su tutte le furie l'onorevole del Pdl, Souad Sbai, presidentessa dell'associazione donne marocchine in Italia. Secondo lei sono circa 20mila i casi di poligamia nel nostro Paese, cifre che concordano - a grandi linee - con una ricerca realizzata dal parlamentare europeo Magdi Allam secondo cui tra i musulmani residenti in Italia - ad oggi un milione e 583 mila (Dossier Caritas-Migrantes 2011) - l'1,5% avrebbe più di una moglie, donne spesso vittime di abusi e costrette a vivere in pochi metri quadri. I “poligami d'Italia” provengono prevalentemente dal Marocco, dalla Tunisia, dall'Egitto e dal Senegal. Ma c'è anche chi, italiano di nascita, si converte all'Islam e tiene in casa fino a quattro mogli. D'altronde, secondo uno studio dell'Università di Sheffield, la poligamia, per gli uomini, è la chiave per una lunga vita. di Alessandro Gonzato

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