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Eccovi tutti i mostri di Venezia: dal Genio fino a Bellocchio

Enciclopedia della kermesse. Dal Leone d'oro al regista piacentino alle lodi sperticate a Polanski fino a Erri De Luca. Oggi i vincitori

Andrea Tempestini
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Provateci voi, a battere le mani per undici minuti. Fissate l'orologio e via con lo spellamento dei palmi. Dopo trenta secondi, il fastidio sarà insopportabile. Eppure a Venezia si va avanti col clap-clap per ere geologiche, la cui durata viene riportata con estrema precisione dai giornali. Il calcolo dei minuti di applausi è il compito più delicato della Mostra, più dell'attribuzione del Leone d'oro. Da questa operazione, infatti, si dovrebbe evincere il gradimento del pubblico e di conseguenza il successo in sala del film. A Gipi hanno attribuito 15 minuti di battimano. A Polanski 11. Non 10 o 9, ma 11 spaccati. Alla Comencini ne hanno dati 8, a titolo di risarcimento per i fischi e gli sghignazzi subiti in proiezione (per la verità andavano risarciti gli spettatori, ma vabbé). Non 5 o 10: proprio 8. Resta il mistero sul metodo utilizzato per il conteggio così preciso. Pare che la Biennale sfrutti come consulente il cronometrista ufficiale di Usain Bolt. Costui, con strumenti all'avanguardia, aveva stimato la durata degli applausi alla Comencini in 19''99. Poi lo ha chiamato Natalia Aspesi, e allora... Bellocchio, Marco. Il regista presenta a Venezia una versione rivista di Nel nome del padre e tiene fede alla sua vocazione intellettuale criticando il cinema italiano in cui tutti «si buttano sulla commedia, poveramente, miseramente, perché ha avuto un successo, invece bisognerebbe cercare strade nuove». Un giornalista gli domanda: «Scusi, ma lei è ancora di sinistra?». E lui: «Sono diventato tollerante, tempo fa l'avrei mandata a quel paese. Comunque sono ancora di sinistra, non sono berlusconiano». Non avevamo dubbi: risponde in modo arrogante, disprezza il cinema d'evasione, e viene a ritirare il Leone d'oro nello stesso posto che quarant'anni fa criticava partecipando agli anti-festival. È divenuto un trombone come quelli che contestava, e se questo non è di sinistra… Clooney George . Dicono che abbia già prenotato il ritorno a Venezia, sempre da Cipriani. Dicono che gli daranno un premio, per ingraziarselo in vista di possibili comparsate future, che attirano pubblico e fotografi. Dicono che questo sia l'unico motivo per cui lo chiamano. Dicono che da Cipriani andrà senza nuove fidanzate, ma con una bella signora (sua mamma Nina). Dunque c'è speranza anche per Natalia Aspesi. De Luca, Erri  Visto al Lido nei primi giorni di mostra, visto in altri mille festival. Ma non era un poeta schivo e solitario, uno che rifugge la vacuità del mondo contemporaneo? Dicono infatti che il montanaro burbero di Quando la notte, interpretato da Filippo Timi, sia ispirato a lui, in virtù di passate relazioni sentimentali con le Comencini (entrambe). A Venezia ha presentato il corto Di là dal vetro, dove lo si vede fasciato in una delle sue camicione a quadri: è la divisa da artista spirituale, attento agli antichi valori. Ormai, però, è diventato così mondano che pare una star di Hollywood. Chiamatelo Harry De Luca. Fischi. Ne è stata ricoperta Cristina Comencini a causa del suo orrendo Quando la notte. Suo marito, il produttore di Cattleya Riccardo Tozzi, ha detto che c'era un complotto, che i fischi erano comandati. Natalia Aspesi ha scritto che è colpa dei giovani cinefili cretini. Il Fatto ha spiegato che chi fischia lo fa per sentirsi vivo, ma è un cinefilo cretino. Il Corriere ha dovuto suggerire che persino Fellini è stato fischiato, dunque Cristina stia tranquilla. Claudia Pandolfi ha ammesso che c'è stata una violenza terribile. Insomma, ne è venuta fuori una tragedia. Una tragedia che adesso la Comencini trasformerà in libro per Feltrinelli, poi in sceneggiatura, poi la farà produrre a suo marito (che è anche presidente di Anica), poi otterranno 400mila euro di finanziamenti statali, poi la presenteranno a Venezia, poi Natalia Aspesi ne scriverà bene su Repubblica. Gli applausi dureranno 15, 7 minuti. Spaccati. Genio, il (Domenico Procacci).  Il suo è il nome più temuto della Mostra, per il potere che trasuda. Il suo estro si evince dalla chioma brizzolata e dall'abbigliamento dimesso-chic. Quando al Lido due litigano, c'è sempre uno che alza il dito e dice all'altro: «Che fai, mi Procacci?». Riesce a essere capitalista e rivoluzionario, popolare ed elitario, letterato e cineasta. Produce di tutto: il corto sui black block (premiato), il film sul G8, il programma della Dandini (forse), la fiction sulla Fallaci (speriamo di no), il film di Gipi (forse premiato per il grande esordio). A chi parla male di lui, a Venezia rispondono: «Che insinuazioni, che dossieraggio: siete la macchina del Fandango». Rissa (la).  Scontro fisico sfiorato tra possessori di privè. Abel Ferrara (al Lido con un film pietoso sulla fine del mondo) aveva prenotato la terrazza Nastro Azzurro. Dove già era in corso l'aperitivo offerto da Antonio Cappellani per il corto My name is Sid (regista il bravo Giovanni Virgilio). Uno dei gestori ha chiesto a Cappellani di andarsene assieme al sottoscritto, Mariarosa Mancuso e altri. Bisognava fare spazio ad Abel – apparso in pantofole, tutto pallore e consunzione – e a Willem Dafoe. Sfiorata la rissa, poi lentamente il regista americano ha ottenuto il suo party riservato. Ce ne siamo andati tutti, compresa Anselma Dell'Olio, critica pungente e moglie di Giuliano Ferrara. Tra i due Ferrara, sicuramente il più simpatico è il direttore del Foglio. Roman (Polanski). Bisogna sempre chiamarlo per nome. Roman, solo Roman. Tutti ne dicono un gran bene: Roman è un genio, Roman è sensibile, Roman ha paura dell'assalto mediatico, Roman è qui con noi anche se è rifugiato in Francia perché ha stuprato una minorenne negli Usa e se si sposta lo ingabbiano…Il suo Carnage è tra i papabili per il Leone d'oro. George Clooney verrà premiato così torna a Venezia. Polanski, cioè, Roman vincerà così se ne resta all'estero.  Domenico Procacci produrrà un documentario sulla crudele polizia che lo vuole arrestare. «Una violenza intollerabile», ha detto Claudia Pandolfi (la violenza contro Roman, non contro la tredicenne). di Francesco Borgonovo

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