Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

L'Europa: "Italia, bene così Moody's? Non ci interessa"

Commissione: "Non cambiamo giudizio per il declassamento". Fmi: "Conti pubblici ottimi". Ma la Marcegaglia: "Sale preoccupazione"

Andrea Tempestini
  • a
  • a
  • a

Moody's taglia il rating italiano di tre livelli, la Borsa di Milano non sente il contraccolpo e la Commissione europea si appresta a far sapere che "mantiene il suo giudizio sull'Italia" anche dopo il downrating dei titoli di Stato italiani. Il Belpaese "ha preso seri impegni di consolidamento fiscale che vanno nella giusta direzione, e che permettono di arrivare al pareggio di bilancio nel 2013". Con queste parole Amadeu Altafaj, portavoce del commissario europeo agli Affari economici Olli Rehn, ha risposto a chi lo interpellava sul declassamento annunciato martedì sera, a mercati chiusi, dall'agenzia di rating. "Un programma serio" - Altafaj ha proseguito: "La nostra reazione è la stessa di poche settimane fa, quando era stata Standard & Poor's (il 20 settembre, ndr) ad annunciare il downgrade. L'Italia - ha ribadito - si è impegnata su un programma serio di risanamento dei conti pubblici, i pacchetti di misure adottati a luglio e a settembre vanno in quella direzione e consentiranno al Paese di centrare gli obiettivi. Queste sono le nostre valutazioni e le manteniamo dopo Moody's", ha tagliato corto. Le critiche della Marcegaglia - Al contrario, la compagna Emma Marcegaglia non si è lasciata sfuggire nemmeno quest'occasione per la sua ormai consueta stilettata contro il governo Berlusconi. Secondo la leader di Confindustria il downgrade di tre livelli deciso da Moody's "anche se dice che c'è la  solidità del debito pubblico, è legato a una politica economica incerta e a una situazione politica complessiva incerta". La presidente di Viale dell'Astronomia ha aggiunto che con il downgrade "sale la preoccupazione delle imprese per un possibile restringimento del credito. Tutto il Paese - ha proseguito Emma - deve fare uno sforzo comune con serietà evitando demagogie e divisioni".  E infine: "Critichiamo il governo non perché non ci piace ma perché sentiamo che cresce la preoccupazione nel nostro mondo e tra gli italiani". Il plauso del Fmi - La Marcegaglia, insomma, predica nel deserto. Anche le Borse, infatti, dopo il siluro (annunciato) sganciato da Moody's hanno risposto positivamente, con Piaza Affari che al pari degli altri listini europei veleggiava in solido territorio positivo. Parole incoraggianti nei confronti dell'Italia sono state spese anche dal Fondo monetario internazionale. Contestualmente al duro monito sul rischio di una recessione globale a partire dal 2012, il Fmi ha sottolineato come la crescita in Italia sia stata deludente a causa di riforme inadatte e incomplete, a causa di un sistema tributario troppo complesso e a causa della scarsa produttività del lavoro. Ma lo stesso Fondo monetario internazionale ha poi riconosciuto che i conti pubblci del Belpaese non si erano mai trovati in una situazione migliore di quella attuale.

Dai blog