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Pisapia sfida il buonenso Antagonisti a Palazzo Marino

Il sindaco di Milano "provoca". Due giorni dopo Roma, in Comune arrivano gli indignati: "Il dialogo sia continuo"

Giulio Bucchi
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La sinistra non si indigna, anzi. A due giorni dal sacco di Roma, ferita da devastazioni senza precedenti, la maggioranza apre le porte del Comune agli antagonisti. Merito di Basilio Rizzo, presidente del consiglio comunale e decano dell'aula: l'esponente della Federazione della sinistra ieri ha scritto una lettera agli «indignati» milanesi invitandoli ad un «dialogo continuativo» con le istituzioni. Scrive Rizzo: «Il movimento ha dato prova nei giorni scorsi di grande ampiezza, intelligenza e determinazione in tutto il mondo. Sono amareggiato ed “indignato” perché in Italia irrompono su questo movimento forze estranee e minoritarie che, con l'uso dissennato di pratiche violente, potrebbero soffocarne sul nascere lo sviluppo». L'ex militante di Democrazia proletaria, passato al governo della città dopo una vita all'opposizione, difende la teoria delle “due piazze”. I buoni che volevano manifestare pacificamente da una parte, i pochi infiltrati dalla'altra. Rivolgendosi a quella che considera la parte sana del movimento, Rizzo si propone dunque come interlocutore istituzionale. Come è già accaduto con la “Consulta rom”, ricevuta in pompa magna a luglio, e con gli immigrati saliti per protesta sulla torre di via Imbonati (ai quali il pasdaran della sinistra ha fatto visita tre settimane fa). Adesso tocca agli «indignados» proliferati sotto la Madonnina. «Se i miei concittadini, espressione di questo movimento, riconfermando l'opzione della non-violenza come tratto distintivo ed irrinunciabile, vorranno individuare nell'istituzione Comune un soggetto di confronto» promette Rizzo, «sarei lieto, interessato e convinto dell'utilità di un incontro». E ancora: «Il dialogo sarà il veicolo sperimentato sul campo della scelta di partecipazione della giunta». Il presidente del consiglio comunale è sicuro: tutti gli indignati rifiutano la violenza, e anzi sono le vere vittime del blitz dei black bloc. Eppure, tra i 2.500 no global milanesi che hanno partecipato al corteo di sabato c'è una vagonata di militanti dei centri sociali milanesi. Gli stessi che, durante l'ultimo corteo di venerdì scorso, hanno fatto a gara per sfasciare le vetrine della città. Sul portale lombardo di Indymedia, nel frattempo,  ieri è spuntata più di una lode ai «compagni». «Chi collabora con gli sbirri è un infame e per lui ci saranno solo lame!». «In campana, Trovato niente, ma intanto il messaggio è che siamo stati noi».  Dai centri sociali milanesi, ovviamente, nessuna condanna. Tuona il coordinamento San Precario: «Non saremo il capro espiatorio, la polizia ha caricato indiscriminatamente». Questo pomeriggio, in un'aula occupata della Statale, i no global si riuniranno nell'assemblea dal titolo «Ripartire dal 15». Cioè il 15 ottobre, giorno delle molotov e dei sampietrini scagliati contro le camionette. Giuliano Pisapia ieri è voluto tornare sulle vicende romane: «Pochi scalmanati se non delinquenti hanno rovinato una manifestazione pacifica che voleva protestare contro una situazione che non è più tollerabile. Bisogna cambiare economia e cambiare anche governo». La giunta, in questi mesi, ha lanciato più di un'apertura al retroterra culturale della protesta romana: gli abusivi dell'ex Tortuga, infiltrati in via Valvassori Peroni, sono stati ricevuti dal consiglio di Zona 3; ai no global di San Siro è stato concesso lo stop agli sfratti per necessità nelle case popolari. Ora arriverà anche il «tavolo con gli indignati».   di Massimo Costa

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