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Ma Napolitano: avanti anche senza i voti

Il Quirinale accelera per l'esecutivo pronto prima della riapertura dei mercati. E il decreto per l'introduzione della patrimoniale sui conti correnti

Lucia Esposito
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Il governo Monti già in carica lunedì mattina. In tempo per fronteggiare l'eventuale, nuova tempesta sui mercati finanziari. Con in tasca il decreto per l'introduzione della tassa patrimoniale sui conti correnti degli italiani. Misura che potrebbe essere varata da un consiglio dei ministri convocato subito dopo il giuramento e addirittura prima del voto di fiducia. Quindi anche la notte tra domenica e lunedì. O, al più tardi, entro metà della prossima settimana. È questo lo schema messo a punto da Giorgio Napolitano per mettere con le spalle al muro Silvio Berlusconi, “invitato” ad appoggiare il suo successore. Un aut aut che sta diventando insopportabile per il Popolo della libertà, che invece nelle intenzioni del capo dello Stato dovrebbe rassegnarsi a subire la presenza di Monti a Palazzo Chigi alla guida di un governo di minoranza. L'ira del Pdl - «Il presidente della Repubblica si sta dimenticando che i governi si fanno in Parlamento». La frase, pronunciata da un maggiorente del Pdl, dà fiato all'irritazione che sta montando nel partito del Cav verso Napolitano. «Lui e Monti stanno forzando la mano al presidente del Consiglio». Le ultime mosse del Quirinale, infatti, sono lette come una sfida al Cavaliere: o il Pdl si piega sul nome del professore bocconiano, o lo sbocco sono sì le urne, ma sotto un governo Monti. Anche di minoranza. Con la prospettiva che sia lo stesso senatore a vita, incontrato in via riservata anche ieri, a scendere in campo. Sotto accusa è il protagonismo del capo dello Stato, che dal Quirinale sta tessendo la tela del governo Monti imponendo le sue scelte ai partiti, Pdl in primis, che dovrebbero sostenere il professore bocconiano in Parlamento. Troppe, per il Pdl, le «forzature» del Quirinale: le consultazioni informali prime delle formali dimissioni del governo, l'accelerazione sul nome di Monti con la sua nomina a senatore a vita, le trattative sotterranee per la lista dei ministri prima ancora dell'incarico. «Napolitano sta operando al di fuori del recinto costituzionale», è l'affermazione condivisa dai dirigenti del Pdl. La forzatura sarebbe nei tempi serrati che il presidente della Repubblica sta imponendo alla crisi: entro domani  la chiamata di Monti al Quirinale; lista dei ministri già in giornata; voto di fiducia alla Camera e al Senato entro metà della prossima settimana. Ed è a quel punto, numeri alla mano, che Monti e Napolitano tireranno le somme. In caso di un'azione di governo «efficace e condivisa», il Parlamento durerà fino al termine della legislatura, nel 2013. Qualora  Monti non ottenesse la fiducia, invece, sarebbe comunque il suo esecutivo a portare il Paese alle urne. Spingendo Napolitano a mettere in pratica quel “piano B” messo nero su bianco nei giorni scorsi: lo scioglimento del Parlamento «per dare subito inizio a una campagna elettorale da svolgere entro i tempi più ristretti». Magari già il 15 gennaio. Con Monti, sulla scorta dell'articolo 93 della Costituzione, a Palazzo Chigi per gestire l'ordinaria amministrazione fino all'apertura delle urne e anche, ecco la novità, candidato premier alla guida di quella coalizione da “larghe intese” da legittimare con il voto popolare. Insomma la scelta di Monti, è il messaggio del Colle, è ormai irreversibile. Consultazioni mondiali - Avanti tutta con Monti, dunque. Al di là dei tentennamenti del Pdl. E in quest'ottica vanno considerati i messaggi diffusi ieri dal Colle al termine dei colloquitelefonici con Christian Wulff, presidente tedesco, e Nicolas Sarkozy, numero uno francese. «Gli impegni assunti dall'Italia e ogni ulteriore necessaria decisione si traducano presto in una efficace e condivisa azione di governo», ha intimato Napolitano dopo lo scambio di vedute con Wulff. Evidente la richiesta al Pdl affinché sostenga Monti. Più o meno gli stessi i toni utilizzati nella conversazione con Sarkozy, nella quale «è risultata la fiducia di questo grande Paese amico (la Francia, ndr) nella prospettiva che l'Italia si dia al più presto un governo capace di contribuire al superamento di una situazione altamente preoccupante per tutta l'Europa e in particolare per la zona Euro». Conversazioni cui vanno aggiunte quelle con Barack Obama, presidente Usa, ed Herman Van Rompuy, numero uno del Consiglio Ue. Un pressing asfissiante, spalleggiato dalle opposizioni, che nel Pdl tollerano a fatica. «Non c'è già un incarico a Monti», precisa non a caso Ignazio La Russa. Anzi, per il ministro della Difesa, «c'è il rischio che Monti possa uscire cardinale». Sottinteso: dal conclave dove è entrato Papa. E Fabrizio Cicchitto, capogruppo pdl alla Camera, riprende il Colle: «La struttura del governo dovrebbe essere preventivamente discussa con i partiti». Meno freni mostra Domenico Scilipoti, uno dei leader degli ex Responsabili, quando accusa Napolitano di lavorare per lo «sconvolgimento della forma di governo parlamentare» instaurando il «primo governo totalmente del presidente. Alla faccia della centralità del Parlamento. Quanto non è riuscito all'ottimo Oscar Luigi Scalfaro, sembra congeniale al buon Giorgio». di Tommaso Montesano

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