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Il vocabolario del professore: Anomalia, bilancio e grazie

Le parole predilette da Monti. La più gettonata è grazie: lo ha detto a tutti, ma non al popolo che (non) lo ha eletto

Andrea Tempestini
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La parola più gettonata è "grazie": l'ha usata con Napolitano, Berlusconi, Schifani  e Fini. Ma nessun ringraziamento agli elettori che non l'hanno votato. Poi ci sono le altre: anomalia, bilancio, contante, equo, la questione settentrionale e le donne. Parola per parola, il vocabolario del presidente del Consiglio Mario Monti. A cura di Giuliano Zulin. ANOMALIA Una delle poche certezze del programma di Mario Monti è il ritorno dell'Ici. Il balzello era nato come Isi, imposta straordinaria sugli immobili. Era il 1993, al governo c'erano anche allora i cosiddetti tecnici, con Carlo Azeglio Ciampi a Palazzo Chigi. Poi da una tantum divenne una semper per aiutare i già magri bilanci comunali. Berlusconi, nel 2008, tolse l'imposta, ma ora - sfruttando il federalismo fiscale improntato da Bossi e Calderoli - il premier anticiperà la nuova Imu, che doveva escludere la prima casa. Una bestemmia per l'ex rettore della Bocconi: «L'esenzione è una peculiarità, se vogliamo un'anomalia» tutta italiana. E allora tenetevi forte proprietari di immobili. In assenza di un vero federalismo sarete costretti a pagare un balzello federalista, sempre che il gettito (Tremonti pochi giorni fa lo stimava in 3,5 miliardi) vada ai sindaci. Direte voi, serve questa tassa? Non abbatterà il debito e dunque? Eh, la sinistra la voleva. Bisognava metterla per avere il voto di fiducia di Bersani. Se non ci sono tasse il Pd non ci sta... Una domanda: il Prof ritiene «importante inserire  misure che valorizzino le capacità individuali e eliminino ogni forma di cooptazione» in favore dei giovani. Bene, ma se aumentano le tasse come fanno, per esempio, a trovare casa? BILANCIO Che sia la volta buona? Da anni si parla di ridurre i parlamentari o gli stipendi dei medesimi. Tutti i leader si riempiono la bocca di grandi propositi, ma i risultati sono sempre scarsi, se non nulli. Ieri, tuttavia, il premier è stato abbastanza categorico. Almeno ci proverà e vedremo chi si dissocerà dalla maggioranza bulgara che, in teoria, appoggerà questo esecutivo.  Che sia la volta buona anche per le province? Il «riordino» si può  fare con «legge ordinaria». Ne taglierà un po', magari quelle sotto i 500mila abitanti. Mentre con la «modifica costituzionale si   potrà completare il processo fino alla completa eliminazione». In teoria la maggioranza per cambiare la Carta c'è. Speriamo non rimanga sulla carta, appunto...  Infine Monti avvierà immediatamente   la spending review, cioè l'analisi di merito delle voci che compongono il bilancio pubblico, partendo dal Fondo unico della Presidenza del Consiglio. Contemporaneamente farà certiticare da un'Authority esterna il pareggio di bilancio. Ok, ma la Corte dei Conti allora a che serve? CONTANTE Gli speculatori puntano a far soldi, il governo non ha soldi, la gente è in crisi perché non ha soldi. Quindi: come far arrivare più quattrini nelle tasche degli italiani, fare ripartire il Pil, abbattere il rapporto debito/Pil e scacciare  gli speculatori?  Sul tavolo ci sono alcune linee guida. Premesso che la pressione fiscale in Italia «è elevata», Monti ha comunque spiegato in Senato che questa «può essere modificata, per renderla favorevole alla crescita». E per farlo, ha spiegato, si può intervenire su impresa e lavoro. «Coerentemente con il disegno della   delega fiscale e della clausola di salvaguardia che la accompagna - ha detto -  una  riduzione del peso delle imposte e dei contributi che gravano sul   lavoro e sull'attività produttiva finanziata da una crescita del   prelievo sui consumi e sulla proprietà, sosterrebbe la crescita senza  incidere sul bilancio pubblico». Dunque più soldi in busta? No, «per abbattere le aliquote» c'è bisogno di recuperare gettito dall'evasione: solo una lotta vera servirà per ridurre il peso per i contribuenti». Intanto è necessario ulteriormente «abbassare la soglia per l'uso del contante e favorire un maggior uso della moneta elettronica». Ricapitolando; per pagare meno tasse dovremo far girare meno contanti. EQUO La lettera della Bce  e quella della Commissione Ue parlavano chiaro: bisogna fare qualcosa sulle pensioni. E Monti, che è stato messo lì a Palazzo Chigi su pressione della stessa Unione Europea, non ha certo l'intenzione di deludere le famigerate «istituzioni» internazionali. Solo che, come ha spiegato il neo ministro al Welfare Elsa Fornero, l'esecutivo non intende agire «in nessun modo con l'accetta».  Non per altro, ma se la maggioranza più ampia dal dopoguerra non vuole i forconi... E poi chi lo dice al Pd che bisogna scontentare la Cgil? Ecco perché Monti è partito col diesel su una delle riforme più gettonate: le riforme previdenziali già attuate garantiscono all'Italia sostenibilità al sistema e l'età per il pensionamento di vecchiaia è superiore a quella dei lavoratori tedeschi e francesi. Roberto Maroni va dicendo in giro che il sistema, così com'è, regge fino al 2060. Sicuro. Però, c'è sempre un però, sono necessari interventi per eliminare le ampie «disparità di trattamento, tra fasce d'età e categorie, con alcune aree di ingiustificati privilegi». Per   esempio, i lavoratori dipendenti hanno un'aliquota contributiva del 33%, gli psicologi  del  10%... sarà allora vero che il prelievo sui parlamentari non sarà più all'8,6%... QUESTIONE SETTENTRIONALE Si fa presto a dire Italia. Come sappiamo ne esistono principalmente due: Nord e Sud. Da una parte la Padania che macina record (il boom dell'export made in Italy è merito suo) ma riceve poco o niente da Roma. Dall'altra il Mezzogiorno che, per i soliti motivi, non riesce a spiccare il volo. Il risultato è che, sul fronte crescita,  «i risultati sono deludenti al Nord come al Sud e non propongo un paragone con la Cina o i Paesi emergenti», spiegava ieri Monti. Sì, «ci sono disparità nel Paese, esiste una questione meridionale: le infrastrutture, la disoccupazione e il rispetto della legalità. Ma esiste anche una questione settentrionale con la delocalizzazione, la bassa natalità e il costo della vita». In effetti il costo della vita paragonato agli stipendi è uno dei motivi che tarpano le ali a nord degli Appennini. Purtroppo le gabbie salariali o previdenziali non ci sono e il federalismo è come Godot: tutti lo aspettano ma non arriva mai. In serata, replicando agli interventi dei senatori, il premier ha precisato però che «ovviamente il governo intende seguire da vicino il processo di attuazione del federalismo fiscale». Basta che non faccia la fine di quello leghista... GRAZIE Non facciamo altro che sentire una parola: «Grazie». Monti ha sentito l'esigenza di ringraziare chiunque abbia incontrato. Già la scorsa settimana l'allora presidente del Consiglio incaricato omaggiò il presidente del Senato, Renato Schifani, per avergli prestato due camere a Palazzo Giustiniani: doveva fare le consultazioni. Poi toccò ai giornalisti, martedì, per la pazienza che hanno avuto nell'aspettare una giornata la conferenza stampa, conclusasi con due minuti striminziti e zero notizie. Ma il boom di ringraziamenti è partito ieri, con un  «grazie al presidente del Consiglio uscente Berlusconi per l'opera da lui compiuta», fino al clou di ieri mattina in Senato: «Grazie ancora al presidente Schifani per la generosità e cordialità che non potrò  mai dimenticare»,  addirittura «grazie al presidente della Camera Fini che  mi ha agevolato e istruito nel mio percorso in un mondo nuovo» e grazie anche alle forze politiche per «il contributo di   idee» di cui ha tenuto conto nelle dichiarazioni programmatiche. E Napolitano? Beh, grazie per «il sostegno che mi ha assicurato per comporre un governo che potesse soddisfare le richieste delle forze politiche» e  «affrontare e risolvere» i problemi del Paese. E non ringrazia gli elettori che non l'hanno votato? DONNE Le signore e signorine che hanno ascoltato il discorso di Monti al Senato hanno avuto un sussulto. Toh, per la prima volta c'è un politico che parla di noi. Che pensa di venire incontro al sesso debole. Perché, sì, c'è la parità dei sessi, ma con il sistema fiscale e contributivo italiano spesso la maternità è un danno per chi aspetta un bambino e per l'azienda. Per cui le parole del capo del governo hanno acceso una speranza sentendo che il nuovo governo intende impegnarsi per «la piena inclusione delle donne» nel mercato del lavoro e più in generale nella vita sociale del Paese. «Uno dei fattori che distinguono l'Italia nel contesto europeo è la maggiore difficoltà di inserimento o permanenza in condizione di occupazione delle donne. Assicurare la piena inclusione delle donne in ogni ambito della vita lavorativa, ma anche sociale e civile del Paese, è una questione indifferibile».  Monti ha così sottolineato la necessità di «affrontare le questioni che riguardano la conciliazione della vita familiare con il lavoro, la promozione della natalità e la condivisione delle responsabilità legate alla maternità, o alla paternità, da parte di entrambi i genitori nonché studiare l'opportunità di una tassazione preferenziale per le donne». Speriamo che non sia una legge come le quote rosa...

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