Cerca
Logo
Cerca
+

Sinistra contro le belle ministre Ma brutta non vuol dire brava

Sugli scranni del governo cambia l'estetica: addio alle ragazze da reality, largo a tre sessantenni. Tutto oro quel che luccica?

Nicoletta Orlandi Posti
  • a
  • a
  • a

Se non ora quando smettete di lamentarvi. Voi che poverette vi eravate abituate alle Brambilla, alle Gelmini, alle Carfagna, alle Meloni. Quante notti allucinanti dovete aver passato costrette sulle seggioline  scomode delle vostre cucine a vedere quelle ministre cinguettare in tv di materie così pretenziose come l'istruzione, i giovani e l'ambiente. E loro alte, quasi tutte, insopportabilmente carine, addirittura in gonna e tacchi a spillo le sciagurate.  Ve li ricordate i tailleur neri della Carfagna? Che orribile insulto per le lady dei salotti milanesi vedere gli occhi sgranati del ministro alle Pari Opportunità e doversi «prostrare» all'idea che «la vita finisce a trent'anni», che puoi essere figa e pure ministro. Roba da accanirsi sul telecomando, mandare in frantumi la tazza di deteinato  e scendere in piazza al grido «se non ora quando». Tanto pregnante il movimento di neo femministe che dopo un anno di onorata carriera fatichi a trovarne traccia  su google, figurarsi nelle piazze.  Guarda la fotogallery "Ministre: sexy o stagionate?" E invece succede che ti svegli una mattina e ti ritrovi catapultata nell'era del montismo. Con la pregevole penna di Natalia Aspesi che su Repubblica appunto verga l'era delle nuove ministre. Dunque alzate i calici signore. Perché al governo  non siedono tre ragazzotte in età da reality show. Ma tre signore (Cancelleri, Severino, Fornero) sui sessanta, vestite con «tailleur un po' squadrati, possibilmente con pantaloni comodi. Bei tacchi solidi». Pensate, sono persino «nonne». E chi non la vorrebbe la propria nonna al governo, che fra una torta e l'altra ci aggiusta i conti e raddrizza la giustizia. Certo hanno anche curricula di tutto rispetto, le ministre, decenni di studio, lavoro, impegno, carriera e successo professionale alle spalle. Ma quanto vuoi che conti per una sinistra galvanizzata dal governo Monti e molto più dall'uscita di scena di Berlusconi andarsi a perdere nei dettagli di quelle onorate carriere quando è tanto facile e morboso stroncare «le  belle gambe,  le cascate di capelli rossi e la capacità vanesia di rimbeccare con sarcasmo nei talk show» delle ministre dell'era berlusconiana? Signore e signorine la cui unica consolazione era di non potersi «definire più incompetenti della maggior parte dei colleghi maschi,  oltretutto quasi sempre bruttissimi». Qualche giornale – dai più autorevoli fino all'Unione sarda – è riuscito persino nell'operazione straordinaria di accostare le fotografie delle neoministre e quelle del governo Berlusconi, come se la taglia 42 della  Gelmini e della Prestigiacomo - per non parlare del caschetto nero della Carfagna - fossero la ragione del fallimento del governo Berlusconi e  il grigio funereo dell'abito delle Cancellieri, il look senza vezzi della Severino,  la dimostrazione che d'ora in poi saranno solo rose e fiori. No non è quello il problema. Non è con l'aspetto, l'età, la misura dei pantaloni che si fa un buon governo. Non è l'essere giovani e avvenenti una prova di fallimento. E non è l'essere sessantenni e sobri la garanzia di un successo. Ci saremmo aspettati giudizi più pregnanti. Chessò, un garbato riferimento ai contenuti del programma del governo Monti. Un generoso plauso a un presidente del consiglio che per la prima volta parla di donne, dell'esigenza di  conciliare lavoro e figli, e di agevolazioni fiscali per le aziende che le assumono.  Che è vero fa tanto “categoria protetta” ma è comunque un inizio.  Invece ci barcameniamo ancora fra commentatori che citano la  «birichina» Meloni, la «presuntuosa» Gelmini, per non dire della «lacrimosa» Prestigiacomo. E al contempo si sentono rassicurati dalle solide neoministre. Ultrassesantenni, badate, perché l'età è importante, ma «di aspetto giovanile e senza civetteria». «Hanno le perle in comune  le tre donne del governo Monti» (citiamo sempre «Repubblica») «una collana per la Cancellieri e la Severino, orecchini a schiarire il volto della Fornero». Non fraintendete.  Siamo sicuri  che le neoministre si comporteranno benissimo. Non dubitiamo che la Cancellieri, già solido prefetto della Bologna commissariata e disfatta dall'era Delbono, farà come e meglio di Maroni al Viminale. Lei che, pensate, è tanto lontana dalla casta da andare a Roma col primo treno disponibile. Ma lasciamo stare la taglia, l'età, il tacco grosso e il pantalone comodo. Quelli al massimo ricordano la Merkel. E non sono garanzia di bontà e buon governo. di Simona Bertuzzi

Dai blog