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La mobilità aiuta: la metà degli assunti è senza art.18

Le microimprese non temono di investire sul lavoro. Nel 2011 su 850 mia nuovi contratti, il 40% firmato da aziende con meno di 10 dipendenti

Lucia Esposito
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Quando non c'è l'articolo 18 anche in Italia le imprese assumono. Lo dimostra uno studio pubblicato da Fondazione Impresa (www.fondazioneimpresa.it), un centro studi con sede a Mestre. Nel 2011, su 10 assunzioni, ben 4 sono avvenute nelle aziende con meno di 10 dipendenti, quelle che si definiscono microimprese. Su 846mila nuovi posti di lavoro che secondo la proiezioni di Unioncamere Excelsior sono stati creati complessivamente lo scorso anno, ben 332.630 sono riconducibili alle unità produttive più piccole con un numero di dipendenti fra 1 e 9. In percentuale queste assunzioni sono il 39,3% del totale. Le grandi imprese, parliamo di quelle con 500 dipendenti e più sono hanno assorbito molte meno persone, poco meno di 158mila, che pesano per il 18,7% sugli assunti totali. Ma c'è di più: sono sempre le microimprese a offrire con maggiore frequenza un posto fisso tanto che su 10 assunzioni non stagionali ben 5 sono a tempo indeterminato. La grande impresa si è fermata al 46%.  «Le aziende piccole e piccolissime», spiegano  i ricercatori di Fondazione Impresa, «non temono di investire sul fattore lavoro e sono più propense a fidelizzare i propri lavoratori con  contratti più stabili anche in momenti particolarmente critici per l'economia italiana e mondiale». Certo, si dirà, è più semplice offrire contratti a tempo indeterminati da parte di chi non si trova poi ingabbiato nelle pastoie dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori che rende virtualmente illicenziabili i dipendenti. Resta il fatto che i microimprenditori alla fine producono più occupazione di tutti. C'è poi un dato, nell'analisi di Fondazione Impresa, che stupisce forse ancora di più. I contratti non stagionali pesano molto di più nel Mezzogiorno d'Italia che al Nord. Su 100 nuovi posti di lavoro creati nel 2011 dalle microimprese, in Sicilia ben 66 sono a tempo indeterminato, 63 in Campania, 58 in Calabria, 51 in Puglia e 50 in Abruzzo. La Lombardia, in assoluto la Regione più produttiva assieme a Veneto e Piemonte in termini di occasioni di lavoro create, si ferma a 48.  Fanalino di coda di questa classifica è l'Emilia Romagna con appena 30 contratti a tempo indeterminato su 100. Sempre nelle microaziende. «Si tratta – sempre  secondo i ricercatori di Fondazione Impresa – di un segnale positivo tra le numerose criticità nel mercato del lavoro al Sud dove gli indicatori segnalano una situazione preoccupante: nel terzo trimestre 2011 il tasso di disoccupazione è pari al 12,4% (ma quello giovanile arriva al  al 36,7%) mentre il tasso di inattività è schizzato addirittura al 49,6%. Gli inattivi sono quella parte della forza lavoro che pur non avendo ancora raggiunto l'età della pensione si trova a spasso, non cerca un'occupazione né pensa di farlo in futuro. di Attilio Barbieri [email protected]

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