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Vuole una fabbrica da 300 posti Aspetta i permessi da 4 anni

Al palo il salumificio Beretta di Rovagnate, nel lecchese. Il sindaco Pd, in cambio, vuole il restauro del municipio

Matteo Legnani
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  Al sindaco Pd di Rovagnate, piccolo centro del lecchese in Lombardia, i posti di lavoro "puzzano". E lui, della crisi e dell'occupazione, se ne frega. Sono quattro anni quattro che Vittore beretta, uno dei grandi nomi dell'industria alimentare italiana (salami, salamini e altri salumi), sta cercando di aprire un nuovo polo di produzione da 300 posti di lavoro. E ancora non c'è riuscito. Addesso Marco Panzeri, il primo cittadino, ha contro tutti: dall'associazione locale degli industriali all'amministrazione provinciale di Lecco, fino ai sindacati. Ma al momento la realizzazione dello stabilimento da 150mila metri quadrati e 120 milioni di euro, è su un binario morto. Il gruppo Beretta conta quattro centri di produzione in Italia e altri in Cina e Stati Uniti per un totale di circa 2.200 dipendenti. "A Nanchino in Cina, per darmi i permessi ci hanno messo 20 giorni e in California due mesi" spiega Beretta. Motivo del contendere, a Rovagnate, è il rifiuto opposto da Beretta alla richiesta di Panzeri di restaurare un edificio del Settecento di proprietà comunale, Villa Sacro Cuore: preventivo 5 milioni di euro. "Troppi" per Beretta. Risultato: niente permessi perlo stabilimento e trecento posti di lavoro al palo. Ora si dovrà attendere almeno fino a primavera, quando a Rovagnate si terranno le elezioni comunali. Panzeri non si potrà ripresentare. La speranza in paese è che il nuovo sindaco sia più sensibile ai problemi del lavoro e meno a quelli del restauro.  

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