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Gay, massoni, gole profonde: chi fa tremare il Vaticano

Dopo le rivelazioni del cardinale Romeo il ritorno di monsignor Viganò dall'America potrebbe destabilizzare le gerarchie

Giulio Bucchi
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Le congreghe che hanno tentato di sostituirsi alle congregazioni sanno di avere ormai le ore contate. Se monsignor Carlo Maria Viganò, come paventava ieri l'articolo di Massimo Franco sul Corriere della Sera, tornasse dall'America e vuotasse davvero il sacco, cadrebbero numerose teste in Vaticano. Un'ipotesi che all'interno della Curia romana suona come una campana a morto, un avvertimento a farsi da parte prima che si giunga alle vie legali e a possibili sviluppi inattesi. Le lobby tremano - Ma alcune fonti ben informate indicano una minaccia ancora più grave all'attuale assetto del Vaticano. Trema il comitato degli affari, ma è la lobby gay a sentirsi terrorizzata per prima. E, dietro le quinte, c'è chi vede profilarsi l'ombra delle logge massoniche, che si erano viste sbarrare la strada proprio dall'attuale nunzio apostolico negli Stati Uniti, quando, da segretario generale del governatorato della Città del Vaticano, aveva tentato invano di far pulizia al suo interno. Era riuscito a scoprire ricatti e ruberie. Poi era stato fermato e trasferito in una sede diplomatica del calibro di Washington, tanto prestigiosa quanto lontana da Roma. E lui ne attribuisce la responsabilità indiretta al segretario di Stato, il cardinale Tarcisio Bertone, sobillato a suo dire da numerose personalità, alcune riconducibili alla P4 di Luigi Bisignani, già coinvolto nell'inchiesta sulla P2. Sarebbe tornata all'assalto, insomma, quella vecchia cricca che aveva prosperato all'ombra dello Ior, prima della riorganizzazione affidata all'opera del banchiere Ettore Gotti Tedeschi. Anche quest'ultimo è finito sotto attacco, curiosamente proprio dopo aver vivamente sconsigliato la Santa Sede dall'intervenire in soccorso dell'Ospedale San Raffaele, in seguito all'istanza di fallimento del tribunale di Milano. Vento contrario - Tutto indica che stia soffiando un vento contrario alla volontà di trasparenza espressa da Papa Ratzinger. Viganò non è certo il solo a denunciare lo scandalo, ma è l'unico prelato che appare disposto a farlo con il proprio volto e la propria firma, in maniera riservata, anche se poi rivelata in una serie di lettere successivamente rese pubbliche dalla trasmissione di Gianluigi Nuzzi, Gli Intoccabili, su La 7 e da Libero. Da quel momento, tuttavia, le rivelazioni si sono trasformate in una valanga. Per alcuni, invece, rischiano di divenire un boomerang. Così è partita la caccia alla “talpa” che passa i documenti alla stampa. Senza dimenticare che le “talpe” potrebbero essere più di una, visto lo scontro al vertice che investe la Segreteria di Stato della Santa Sede, ormai invischiata in una lotta intestina che rischia di paralizzarne l'attività e le iniziative. Nell'incertezza sul futuro, si delineano così tre cordate, negli uffici della diplomazia vaticana, che corrispondono sommariamente ai bertoniani, ai sodaniani e a coloro che si preparano alla successione pur stando alla finestra, pronti a schierarsi con il vincitore, chiunque esso sia. Dimissioni lontane - Le probabilità che Bertone sia dimissionato, tuttavia, sono giudicate assai remote. Una decisione del genere ha conseguenze sugli equilibri della Chiesa intera e spetta direttamente al Papa, che in quel caso si troverebbe ad ammettere un errore di valutazione su una persona che, dopo anni di stretta collaborazione, giudica ben intenzionata. Del resto, quel che è in discussione, è la capacità finora dimostrata da Bertone nel governo esterno e interno delle istituzioni ecclesiastiche. Per ora quindi rimane saldo al suo posto e i candidati alla sostituzione non si azzardano ancora ad apparire, nel timore di vedere bruciare le proprie possibilità. Ma intanto prosegue il gioco delle vendette e delle maldicenze. L'accusa più comune verso i rivali, riguarda la loro omosessualità, anche quando non corrisponde al vero. Molti invocano un chiarimento definitivo. Se non arrivasse direttamente dal Santo Padre, potrebbe arrivare da monsignor Viganò. E quest'ultima sarebbe certamente una soluzione assai più dolorosa per la Chiesa, già coinvolta in una serie di scandali che hanno fatto il giro del mondo. di Andrea Morigi

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