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Se Bossi vuole trasformarsi nel terrone degli svizzeri

Strategie federaliste. La Lega e Umberto accolgono con gioia l'idea di annettere la Lombardia alla confederazione elvetica

Andrea Tempestini
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Meglio la Svizzera dell'Italia. E, a questo punto, pure della Padania. La Lega firma per chiedere l'annessione della Lombardia alla Confederazione. Nel giro di pochi giorni una petizione on line ha raccolto quasi 15mila consensi. E il trend non accenna a diminuire. È successo dopo l'apertura del ministro della Difesa elvetico, Ueli Maurer: «Annettere la Lombardia per noi non sarebbe un problema. La Lombardia rappresenta circa il 90% del totale di tutti gli scambi commerciali con il nostro paese».Frasi rimbalzate in un amen nelle valli bergamasche, passando per Brescia e Varese. Su blog e social network è scattata la corsa all'adesione. L'iniziativa è stata sponsorizzata pure dal quotidiano on line l'indipendenza. Il governatore lombardo Roberto Formigoni è contrario: «Non sono per lo smembramento dell'Italia». I suoi alleati al Pirellone, invece, la pensano all'opposto. Umberto Bossi è entusiasta: «Bellissima idea» tuona da Castiglione Olona, Varese, dove ieri ha inaugurato una sede insieme a Roberto Maroni. «Possiamo dichiarare guerra agli svizzeri e arrenderci subito...». Bobo aveva già dato la sua benedizione l'altro giorno: «Mi sembra una cosa importante e significativa», e il gran numero di adesioni «dimostra la voglia che c'è di cambiamento verso un moderno sistema federalista, che è la battaglia della Lega». Altro che sogni di secessione padana. Pur di liberarsi dal centralismo romano - ragionano i lumbard - va bene tutto. Anche spezzare il progetto di nazione settentrionale e trasformarsi nei terroni di Svizzera. È da un po' che l'idea è in circolazione. A novembre l'aveva buttata lì il capo della Lega ticinese Giuliano Bignasca, teorizzando l'annessione dell'alta Lombardia. Anche in quel caso, reazioni entusiaste dei leghisti. «Meglio i prati svizzeri della palude romana!» s'esaltava il sindaco di Morazzone, Varese, Matteo Luigi Bianchi. Che sulla raccolta firme degli ultimi giorni insiste: «È un'àncora di salvezza per liberarci di un sistema che non funziona». Maroni si sente di colpo più giovane: «La petizione mi ricorda quando nel 1980 abbiamo iniziato io e Bossi. Il nostro progetto era riunificare i territori del nord-ovest della Lombardia (le province di Varese, Como e Lecco) con il Canton Ticino: il nostro esordio è stato per l'autonomia del territorio dei laghi prealpini, con il movimento Unolpa...». La Svizzera riesce a ricompattare magicamente l'Umberto e il Bobo, mentre il senatore del cerchio magico bossiano Armando Valli attacca il sindaco Flavio Tosi, reo di aver confessato: per il dopo-Senatur vedrei bene Maroni. «Pensa a Verona» gli ha ringhiato il parlamentare. Beghe che sembrano lontane anni luce da Varese, dove ieri i vertici del Carroccio sprizzavano compattezza. Miracoli svizzeri. «L'Italia non è un Paese molto democratico perché non è prevista la secessione» ragiona Bossi «Ci sono però esempi in Europa di regioni che si mettono assieme al di qua e al di là della frontiera. Per questo lo può fare anche la Lombardia con la vicina Svizzera. L'importante è non farsi schiacciare da chi come lo Stato italiano non lascia stare i suoi Comuni».  Il sogno è così elettrizzante che Bossi, di buon umore, tiene a smentire dissapori con l'ex ministro dell'Interno: «Con Maroni siamo amici da troppo tempo» confessa a un militante che chiede unità. «Ogni tanto vengono fuori le solite discussioni e si litiga un po', però sono discussioni di famiglia che durano poco». L'altro gongola e se la prende con Mario Monti, che «non è il Barbarossa, ma qualche similitudine col Barbarossa c'è e noi dobbiamo ribellarci, perché come il Barbarossa questo governo sta schiacciando i nostri Comuni» spiega Maroni. Umberto lo guarda soddisfatto: «Spero che il governo vada in malora». Castiglione Olona, Varese. I vertici della Lega sembrano tornati uniti. La Svizzera è a pochi chilometri. Roma è lontanissima. Il sogno di Padania unita e indipendente, anche. di Matteo Pandini

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