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Fini fischiato dai fan dei marò Tace ancora sui suoi privilegi

Gianfranco contestato dalle associazioni d'arma. E mentre chi ha deciso di tenere i benefit ha parlato, lui si trincera: zitto

Lucia Esposito
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Pier Ferdinando Casini è stato il più veloce, ha rinunciato alle dotazioni da ex presidente della Camera. Luciano Violante e Fausto Bertinotti, che è anche presidente della Fondazione Camera, no. Hanno argomentato la loro decisione e, anzi, non hanno nascosto un certo fastidio per la scelta fatta dal leader Udc. Ma, almeno, ci hanno messo la faccia.  L'unico che finora ha taciuto sulla legge salva-ex presidenti, la norma che rinvia al 2023 l'entrata in vigore dei tagli, è stato il presidente in carica, Gianfranco Fini. Nemmeno una parola sulla questione che occupa da giorni intere pagine dei giornali. Pensare che l'accordo col presidente del Senato, Renato Schifani, per ridurre i benefit agli ex, l'aveva preso lui personalmente. Sicuro la questione non può essergli sfuggira: il leader di Fli fa parte - seppur senza votare - di quell'Ufficio di presidenza che ha preso la - contestatissima - decisione giovedì. Per conoscere la sua opinione, spiegano i bene informati, bisognerà aspettare la settimana successiva a Pasqua, quando, con ogni probabilità, sarà convocato nuovamente l'organismo. In compenso il numero uno di Montecitorio ieri si è fatto vivo su un altro argomento, ha scritto una lettera. Cioè un “saluto” recapitato al presidente dell'associazione nazionale marinai d'Italia, Giampaolo Pagnottella, in occasione di una manifestazione che era in programma ieri a piazza Montecitorio. Lo scopo della manifestazione nobilissimo: solidarietà e appoggio all'azione del governo perché possa riportare a casa i due marò italiani detenuti in India. «Desidero rinnovare la mia solidarietà ai due fucilieri del reggimento San Marco, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, attualmente detenuti in India», cominciava il messaggio della terza carica dello Stato. «Su questa questione, anche in sede internazionale, ho già avuto modo di richiamare l'attenzione di autorità di Paesi alleati, manifestando il sostegno all'azione del nostro governo», si leggeva ancora nel saluto. Ai trecento e passa marinai e amici di marinai presenti in piazza, rappresentanti delle associazioni d'arma, l'iniziativa del presidente della Camera, però, non è piaciuta. Così, mentre veniva data lettura della missiva, si sono levati molti fischi e, addirittura, qualcuno ha urlato ripetutamente «vergogna». Un brutto colpo se si considera che le associazioni d'arma sono da sempre considerate molto vicine alla destra politica. Tanto che Fini, nel suo messaggio, aveva tributato, «apprezzamento agli appartenenti alla Marina Militare alla quale l'Italia è riconoscente per il ruolo svolto a salvaguardia della sicurezza del Paese e delle rotte». Troppo “caldo” il tema dei costi della politica, troppo grossolano l'errore commesso a Montecitorio per pensare di passarla liscia. In compenso, giusto ieri, la Camera qualcosina ha risparmiato: in occasione dell'Earth Hour promossa dal WWF per sensibilizzare l'opinione pubblica sui cambiamenti climatici, Montecitorio ha spento le sue luci dalle 20.30 alle 21.30. di Paolo Emilio Russo  

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