Il no dell'Islanda alla riapertura dei negoziati per l'adesione all'Unione Europea conferma la diffidenza verso le cessioni di sovranità e i costi del bilancio comunitario. La tendenza della narrazione progressista a evocare presunte interferenze esterne rischia di non cogliere le reali ragioni del voto degli elettori. L’analisi di Fabio Dragoni



