Gli uomini in strada a compiere il rito dell’autoflagellazione. Le donne - rigorosamente velate- costrette in un recinto con tanto di lenzuolo nero a separarle dal resto del mondo. Benvenuti a Milanistan, zona Stazione Centrale, dove ieri la comunità sciita si è riunita per festeggiare la ricorrenza dell’Ashura, che rappresenta il giorno del martirio dell’Imam Hussein, nipote del profeta Maometto. Si tratta di una giornata che in realtà divide l’islam. Se per gli sciiti è una giornata di dolore e di orgoglio spirituale, per i sunniti l’Ashura rè legata a due grandi eventi presenti nei testi religiosi: la salvezza del profeta Mosè e del popolo d’Israele dall’esercito del faraone attraverso l’apertura del Mar Rosso; e la fine del diluvio universale con l’approdo dell’arca di Noè.
Al di la della valenza religiosa, quello che colpisce nella giornata di ieri è il trattamento che l’islam- nonostante i continui e spesso goffi tentativi di smentita riserva alle donne. Mentre gli uomini sfilavano pregando battendosi il petto in segno di autoflagellazione, alle donne è impedito partecipare. Se ne sono rimaste lì, in silenzio, a guardare. Succede ogni anno nell’indifferenza delle femministe che s’indignano solo se a parlare è una donna di destra, ma che se ne stanno zitte davanti a palesi violazioni dei diritti delle donne. Anzi, in palese violazione dei più elementari diritti umani.
LA BATTAGLIA
Lo sa bene Silvia Sardone, vicesegretario della Lega, che da anni vive sotto scorta a causa delle continue minacce di morte di stampo islamico. Che in tutto questo periodo non ha ricevuto una sola attestazione di solidarietà da parte di quelle donne che sono sempre pronte a scendere in piazza quando ad essere contestata è una loro compagna di sinistra. Nemmeno quando “artisti” più o meno nostrani minacciano di picchiarla, violentarla o, appunto, uccidere lei, i suoi figli e il resto della famiglia.
Se la donna è di destra - il messaggio nemmeno troppo implicito- non ha diritto ad essere difesa. Un atteggiamento che su Silvia Sardone ha l’effetto opposto a quello sperato. E infatti anche ieri è stata lei, e solo lei, a denunciare e documentare con foto e video quello che stava accadendo a Milano: «Pur rispettando le tradizioni religiose altrui, non posso fare a meno di notare che si tratta di un altro chiaro segnale di un’islamizzazione sempre più marcata, con culture a noi estranee che si impongono, anche a causa della nostra incapacità di difendere identità e tradizioni».
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E ancora: «Durante il corteo era visibile un’area riservata esclusivamente alle donne musulmane, tutte velate e separate dagli uomini da un telo nero. Dopo la preghiera all’interno dei recinti che abbiamo visto nelle recenti festività musulmane, un ulteriore segnale di come, in molte comunità islamiche, vengano considerate le donne. Scene come queste - prosegue Sardone - confermano ciò che la grande Oriana Fallaci aveva già previsto: l’avvento dell’Eurabia. In nome del multiculturalismo, si tende a concedere troppo spazio a realtà che, ricordiamolo, non hanno alcuna intesa con lo Stato italiano».
Conclude l’europarlamentare leghista: «Il futuro dell’Europa che immaginiamo non è certo fatto di moschee in continua espansione, richiami dei muezzin nelle strade, luminarie per il Ramadan, scuole chiuse per festività islamiche o studenti che si recano a pregare in moschea. Il rischio che vedo è quello di un’Europa che, anno dopo anno, si sottomette all’islamismo». Fino a diventare “Eurabia” come disse e scrisse Oriana Fallaci. Anche a lei la sinistra italiana riservò insulti e denunce. La storia ci sta dicendo che aveva tragicamente ragione...