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L’armadio storico della famiglia Zegna

La sfilata che apre la settimana della moda a Milano
di Daniela Mastromatteivenerdì 16 gennaio 2026
L’armadio storico della famiglia Zegna

4' di lettura

''La legacy è importante. È il passare la torcia da una generazione all'altra. Edoardo e Angelo sono diventati co-ceo, stanno facendo bene e lavorano con Alessandro (Sartori, ndr). Io non ho fatto un passo indietro ma avanti, nel cercare di essere meno operativo ma resto presidente esecutivo, lavorando con un team eccellente''. Ha sottolineato Gildo ZEGNA, presidente esecutivo del gruppo ZEGNA, a margine della sfilata della collezione autunno-inverno 2026/27 di ZEGNA, parlando della nuova governance che vede i figli ai vertici del marchio ammiraglio e il ruolo di ceo di gruppo affidato a Gianluca Tagliabue. ''Provo diverse emozioni in questo momento: dalla città olimpica milanese alla nostra nuova collezione”  ha concluso. Il resto lo dice la sfilata che entra di diritto  nell’armadio di famiglia uno scrigno nel quale si celebra la bellezza di oggetti amati, si preserva la loro memoria per poi rievocarla, si tiene momentaneamente prigioniera la loro esistenza fino a quando essi non vengono liberati di nuovo, all'infinito. In quanto luogo di istinto e intuizione, di pensiero e continuità, l'armadio di famiglia è, in definitiva, un'eredità unica che continua a crescere nell'incontro tra generazioni attraverso l'atto di indossare. È il territorio di infiniti scambi che avvengono nell'arco di diverse vite, accumulando tracce di vissuto per tramandarle.

La passerella ambientata in un armadio immaginario pieno di oggetti reali provenienti dal guardaroba di famiglia di Gildo, Presidente Esecutivo del Gruppo, e Paolo Zegna, entrambi membri della terza generazione della famiglia Zegna – pezzi personali e abiti ereditati dagli avi – questa collezione ZEGNA nasce da un amore profondo per il tessere e l'indossare. Un amore così forte che l'idea di buttare via qualsiasi cosa è una prospettiva insopportabile, impossibile. All'interno di questo armadio, una teca da museo conserva "ABITO N. 1": il primo abito realizzato negli anni Trenta, Su Misura, per il Conte Ermenegildo Zegna, in 100% lana australiana.

La creazione di moda, per il Direttore Artistico Alessandro Sartori, affonda le sue radici nell'esperienza. “In quanto manto esterno scelto con consapevolezza, gli abiti sono le pagine di un diario che scriviamo lungo tutta la nostra esistenza” – afferma. “In questa collezione, un passaggio di testimone generazionale avviene all'interno di un armadio di famiglia in cui gli oggetti sono protetti dall'incuria affinché altri membri della famiglia possano utilizzarli. Mi interessa il senso di meraviglia che si prova quando si ritrova un oggetto appartenuto al padre, al nonno, allo zio; la scoperta che deriva dallo studio di altri modi di vestire, che spinge a provare qualcosa di nuovo; il dialogo silenzioso che si instaura tra corpi e modi di comportarsi. Siamo profondamente orgogliosi e ci impegniamo molto nel fare ciò che facciamo; quindi, l'idea di creare qualcosa che possa essere conservato, riutilizzato e reinterpretato a lungo ci dà energia. L'iconica lana Trofeo, nata nel 1965, è centrale in questa collezione, a testimonianza del costante impegno di ZEGNA per  l'eccellenza: un tessuto che, reinterpretato per essere qualcosa di attuale, stimola, ancora una volta, un incontro tra generazioni. Tutto in ZEGNA parte dal tessuto; in questo guardaroba, questa base è combinata con un intenso processo di prova, styling, indossaggio e affinamento di capi e silhouette, elaborato individualmente su ogni modello, volta per volta”.

La silhouette è lunga e morbida, l'atteggiamento dégagé, il portamento appropriato. Cappotti e giacche sono più lunghi e ampi, con spalle squadrate; il volume pieno dei pantaloni fluisce da una vita alta e stretta. Simbolo di una certa formalità, l’abbottonatura doppiopetto diventa giocosa: in alcune giacche è ridotta a 1/3, mentre in altre è rielaborata con l'aggiunta di un bottone centrale orizzontale posizionato tra le chiusure tradizionali, permettendo alla giacca di essere indossata sia come un classico doppiopetto che con l'opzione intermedia, creando una vestibilità più morbida e aperta. Ricorre l'idea di offrire multiple possibilità di indossare i capi: i blazer hanno un doppio revers, i blouson hanno doppi colli. Le overshirt sono fluide ed eleganti; i bomber in shearling o maglia hanno texture e calore.

Il passaggio di categorie è costante: motivi a quadri e a quadretti solitamente riservati agli abiti si trasformano in jacquard su camicie in seta lavata; la forma anorak conferisce un nuovo significato, a metà strada tra underpinning e capospalla, ai classici blouson; le polo sono realizzate in tessuti più pesanti. Una sensibilità grafica caratterizza i blazer con collo alto e dettagli in pelle, i gilet e i bomber in pelle trapuntata. Gli accessori sono pantofole e mocassini in suede, feltro di lana e nabuk, occhiali squadrati, cappelli da pioggia in pelle foderati in feltro e borsoni e cartelle destrutturate.

La palette è un impasto di note cremose di stella alpina, meliga e larice, toni organici di mogano, brandy, terra, corteccia, betulla, torba e bosco, accentati da sfumature di zaffiro, bruma e giada; il grigio antracite e il nero desaturato richiamano le radici stesse dell'abbigliamento classico. Le texture sono ricche e tattili: tweed fantasia in lana/carta o lana/alpaca; flanella stampata in lana Trofeo; panno doppio di cashmere lavato; grisaglia fantasia in lana Trofeo; oxford in cotone/lana lavato; denim; shetland fantasia Oasi Cashmere; panno multimelange Oasi Cashmere; gabardine in mohair compatto; doppio panno Vellus Aureum; gabardine di seta tecnica; cover malfilè; gabardine di lana pesante e seta; panno doppio in lana cashmere; flanella di lana Falkland.  Un gran bel lavoro.