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Rogoredo, morte Abderrahim Mansouri: minacce in arabo alla polizia

di Alessandro Aspesi domenica 1 febbraio 2026

3' di lettura

Colpo di scena a Rogoredo dove ieri pomeriggio una ventina di parenti di Abderrahim Mansouri- il 28enne pregiudicato di origine marocchina colpito a morte lunedì sera da un proiettile sparato da un agente del commissariato Mecenate e ora difeso dall’avvocato Debora Piazza (la stessa di Ramy) - hanno tenuto un vero e proprio presidio per dire la loro su quanto accaduto in via Impastato. E le loro parole sono di quelle destinate a fare discutere. Abderrahim, che secondo la versione fornita dall’agente al Pm Giovanni Tarzia, avrebbe puntato una pistola giocattolo, era veramente armato?

Un sospetto grave dal momento che la difesa del poliziotto ora indagato come “atto dovuto” per omicidio volontario si basa proprio sulla legittima difesa. Hakim, il fratello della vittima, chiede di accertare se davvero Adberrahim, nel momento in cui è stato colpito, aveva un pistola con sé. «Se davvero era armato e ha puntato una pistola contro un poliziotto, noi chiediamo scusa – ha affermato Hakim parlando in arabo mentre un cugino gli faceva da interprete, assicurando che la sua famiglia vuole sapere la verità su tutto quello che è accaduto. Il giovane però, dopo avere precisato che «la polizia protegge le persone, non spara e non ammazza», ha cominciato a manifestare il dubbio che quella sera il fratello non fosse armato.

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«So che lui non avrebbe puntato una pistola contro la polizia, lo sai che se ti confronti con un poliziotto lui può spararti» ha raccontato Hakim sostenendo che in una situazione del genere il fratello al massimo sarebbe scappato. «Se il poliziotto ha sparato per difesa noi chiediamo di nuovo scusa, ma se ha fatto fuoco per altri motivi noi vogliamo la verità» ha continuato il ragazzo spiegando poi di non augurare a nessuno di perdere un fratello così giovane che lascia una figlia di 4 anni. Una bambina alla quale, quando crescerà e si domanderà come è morto suo padre, si dovranno dare delle risposte.
A Corvetto, assieme ad Hakim Mansouri, c’erano anche i suoi cugini e i suoi amici.

«Mio cugino Abderrahim non era un pazzo- dice uno di loro - forse mio cugino si è trovato in mezzo alla polizia, si è girato per scappare e ha trovato di fronte l’agente che ha pensato che volesse sparare». «Era uno spacciatore? Arrestatelo, ma senza ucciderlo» ha spiegato il giovane «noi vogliamo che venga fuori quello che è successo veramente e, proprio perché vogliamo che sia rispettata la legge, chiediamo giustizia».

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A dichiarazioni così gravi rispondono compatti i sindacati di polizia. «Quanto dichiarato dai familiari di Abderrahim Mansouri lascia sinceramente sbigottiti» spiega Massimiliano Pirola, segretario provinciale del Sindacato Autonomo di Polizia «ancora una volta si tenta di stravolgere la realtà dei fatti, costruendo una narrazione finalizzata esclusivamente a condannare chi ha operato in modo legittimo e nel pieno rispetto del proprio dovere. Inaccettabile ribaltare i ruoli, facendo passare da vittima chi delinque e come colpevole chi è chiamato a far rispettare la legalità». Il segretario ricorda a tal proposito che Abderrahim Mansouri oltre ad avere già scontato una pena per spaccio nel carcere di Cremona aveva precedenti per droga, resistenza a pubblico ufficiale e altri reati. Al contrario l’agente coinvolto nella tragica vicenda di lunedì sera aveva vent’anni di servizio alle spalle ed era stimato per avere condotto con successo tutta una serie di operazioni di polizia che gli erano state affidate.

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Anche la politica è intervenuta a difesa dell’agente. «Un tentativo grottesco di confondere le acque» dichiara Riccardo De Corato, ex vicesindaco delle passate giunte di centro destra a Milano. Il deputato di Fdi ricorda come alcuni esponenti della famiglia Mansouri, secondo quanto riferito da fonti investigative a seguito di un’operazione della polfer del 2021, sarebbero stati al vertice dell’organizzazione criminale che gestisce lo spaccio a Rogoredo. «Attendo con fiducia che la giustizia faccia piena luce su quanto accaduto» spiega De Corato, dicendosi però già fin da ora certo che quanto affermato dall’agente di fronte ai PM è la sola e unica verità.

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