La violenza come metodo, le forze dell’ordine come bersaglio. Perché le divise sono lo Stato, quindi il governo. Dunque l’assalto dei pro-Pal contro Polizia e Carabinieri, andato in scena alla stazione Centrale di Milano il 22 settembre scorso, non è stato un caso, ma «l’espressione di un modo ostile di percepire le istituzioni» e di «ravvisare nella tutela dell’ordine pubblico e della sicurezza un limite alla libera manifestazione del pensiero». A certificare il fatto che quella dei pro-Pal non è mai una semplice protesta, ma una chiara strategia eversiva, dando corpo a chi chiede maggiori controlli, è la gip di Milano, Giulia D’Antoni, riportando quei concetti nell’ordinanza con cui ha disposto misure cautelari dell’obbligo di dimora e di firma a carico di sei giovani accusati di vari reati, tra cui resistenza aggravata, lesioni ai danni di alcuni agenti, interruzione di pubblico servizio e porto abusivo di armi improprie. E ha fissato per altri otto indagati gli interrogatori preventivi, prima di decidere, per il 25 marzo.
La Procura aveva chiesto 14 misure: tra le richieste più pesanti ce ne erano alcune di arresti domiciliari. Nell’inchiesta, coordinata dalla pm Francesca Crupi e condotta dalla Digos, che in questi mesi ha analizzato i filmati e lavorato alle identificazioni, figurano 17 indagati, che hanno dai 20 ai 69 anni. Altri 27 sono stati denunciati, mentre in cinque, tra cui due minori e due studentesse universitarie, erano stati arrestati in flagranza e poi liberati. Un agente, si legge negli atti, è rimasto colpito «ripetutamente» con la «punta metallica di un ombrello» al «volto e alla gola» per tentare di forzare «il blocco» delle forze dell’ordine a presidio della stazione. Poi, ancora «calci» e un poliziotto spinto «all’interno della folla tumultuosa» e lì aggredito, «privato dello scudo» e dello sfollagente. E poi pugni, transenne lanciate, colpi con «l’asta di una bandiera» e con una «grande asta di ferro», lanci di sampietrini, fumogeni e torce.
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La petizione contro Francesca Albanese non s’ha da fare. I pro-Pal hanno detto no, l’ennesimo di una fila in...Tra gli indagati, scrive il gip, alcuni frequentano il centro sociale Lambretta, al quale il Comune di Milano ha concesso uno spazio pubblico per le loro attività (quindi in questo caso i soldi dello Stato vanno bene), e c’è anche il fondatore del collettivo “Corsari Milano” e dello Zam, con «prolungata militanza nel Leoncavallo», lo storico centro sociale recentemente sgomberato. Un altro indagato ha preso parte a manifestazioni «di contrasto alla realizzazione della Tav e agli sgomberi degli alloggi popolari» e a «iniziative di natura antifascista». Un altro ancora, si legge, è stato identificato dalla Digos nel 2022 durante una «contestazione a una manifestazione elettorale di Fratelli d’Italia». Un ragazzo è nel gruppo di writer «noto per i propri graffiti a tema politico». In più c’è un esponente dell’area «anarco-antagonista». Le misure di obbligo di dimora nel Comune di residenza, con divieto di uscire di casa tra le 21 e le 7, e di obbligo di firma tutti i giorni servono, spiega la gip, «a limitare la loro partecipazione alle manifestazioni».
I destinatari dell’ordinanza, tuttavia, «non rientrano nel gruppo di facinorosi» che, risulta dai video, «a volto travisato» hanno commesso «i fatti più gravi di danneggiamento e violenza». E su cui sono ancora in corso indagini. Per uno dei legali, l’avvocato Mirko Mazzali, «i primi effetti dei decreti sicurezza cominciano a vedersi: gli aumenti delle pene portano all’applicazione di misure cautelari che poco c’entrano con le effettive esigenze. Si pensi all’obbligo di non uscire dalle 21 alle 7. Ma che paiono essere un monito». E sull’onda di questo ragionamento i centri sociali, a partire dai profili social del Lambretta di Milano, annunciano battaglia, puntando alla manifestazione di Roma del 27 e 28 marzo. Anche lì, c’è da scommetterci, sarà violenza di piazza. Come metodo, non come variabile, visto che la protesta è solo un pretesto per creare il caos.
«L’operazione condotta dalla Digos, coordinata dalla procura, restituisce un quadro chiaro: gli scontri nel corteo pro-Pal non sono stati episodi estemporanei ma azioni di violenza organizzata che hanno sfruttato la piazza per colpire lo Stato e, in prima linea, le forze di polizia», afferma Domenico Pianese, segretario del sindacato di polizia Coisp. «Gli scenari delineati dagli inquirenti che stanno emergendo sono davvero inquietanti e preoccupanti», rimarca il presidente della Comunità ebraica di Milano, Walker Meghnagi, che sottolinea come «questi soggetti hanno aggredito le forze dell’ordine in nome di un’ideologia nutrita di odio contro lo Stato, le minoranze, la democrazia».




