A Un giorno da pecora, si sa, ci si fa prendere la mano. E si dice tutto quel che passa per la testa come in un confessionale. Sogni, progetti, boutade, incazzature. Lory Del Santo qualche tempo fa si spinse in lodi sperticate sulla fisicità da fenicottero di Sinner; la Zanicchi confessò di aver inventato un corteggiatore agee; Albano la buttò in politica: dopo l’esclusione da Sanremo si lamentò di non essere stato invitato neppure al concerto per gli 80 anni della Repubblica. Ieri è toccato al sindaco Beppe Sala sedere sullo scranno del programma più irriverente del palinsesto e farsi travolgere dalla voglia matta di esternare. E vuoi il caldo, vuoi l’inchiesta sulla Galleria Vittorio Emanuele, vuoi le palle del toro che sono state restaurate e ancora non si vedono, vuoi la sua maggioranza che litiga su tutto e non sa che pesci pigliare alle prossime comunali (Calabresi sì, Calabresi no, meglio le primarie, meglio Majorino ma poi Calenda se ne va e i Verdi tornano... e via di questo passo) il sindaco si è tolto qualche sassolino dalla scarpa e ha condensato in un’oretta di trasmissione nostalgie (una) e progetti (nessuno) per il futuro. Il rimpianto. «Ero partito con l’idea di riaprire i Navigli, un’idea molto affascinante e mi sono fatto spaventare dal costo significativo.
Ma sarebbe stato un progetto che avrebbe migliorato Milano, una vera rivoluzione per il traffico». Il futuro sportivo. «La prima cosa che farò quando non sarò più sindaco sarà andare, insieme ai miei amici, in bicicletta da Milano a Napoli, in una decina di giorni». Il futuro politico. «Candidarsi alle elezioni politiche? Magari non ci sono molte alternative a quello... In Parlamento? Dipende. Alle Regionali no, non mi sento di fare altri cinque anni così come impegno... se devo pensare a qualcosa, ma proprio per buttarla lì, sia chiaro, potrei prendere il posto di Urso allo Sviluppo economico, visto quello che ho fatto nella vita». Il futuro in generale. «Non ho deciso cosa farò, vorrei continuare in politica ma ci devono essere le condizioni, non è un obbligo, io sono uno operativo, non voglio essere un peso». La «cara» Schlein. «Se ci fossero le primarie domani voterei Schlein, penso che sarebbe giusto perché è del partito di maggioranza. Però le primarie sono una iattura». L’emergente Salis. «Credo che Silvia abbia bisogno di fare esperienza, lo sa anche lei. Poi ha 40 anni, perché forzare i tempi?».
L’autoanalisi. «Non mi do un voto, me lo darei alto per l’impegno perché ho lavorato tanto, il voto al sindaco secondo me bisogna darlo qualche anno dopo, quando c’è più serenità». Vi direi anche del nucleare («una follia una centrale in città...») ma lo spazio è finito (forse pure la trasmissione). E viene in mente il tempo in cui Sala era Mr Expo ed era l’uomo più corteggiato d’Italia. Altra epoca e soprattutto un’altra Milano...




