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Dietro i numeri

Luigi Di Maio, Silvio Berlusconi e Nicola Zingaretti. Le pagelle di Becchi dopo la Basilicata: chi sprofonda

25 Marzo 2019

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Luigi Di Maio, Silvio Berlusconi e Nicola Zingaretti. Le pagelle di Becchi dopo la Basilicata: chi sprofonda

Le elezioni di domenica in Basilicata si possono leggere sostanzialmente sotto cinque aspetti. Il primo. La corsa inarrestabile della Lega, che cinque anni fa in terra lucana neppure s’era candidata. E l’anno scorso, alle politiche del 4 marzo, aveva ottenuto il 6,3%. Domenica ha portato a casa il 18,8%, il triplo in un anno. Certo, ha mancato al fotofinish d’essere il primo partito com’era accaduto in Abruzzo, ma il risultato è comunque positivo. Salvini sa coinvolgere le piazze e parla il linguaggio del popolo, e il popolo lo segue.

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Il secondo aspetto. La vittoria del centrodestra, che in appena un anno porta a casa cinque Regioni su cinque, tutte strappate al centrosinistra. La formula della coalizione sui territori funziona ancora, e dappertutto ma ora è a traino leghista. Forza Italia, infatti, pur esprimendo il candidato presidente (il generale Vito Bardi, vincente con oltre il 42% dei voti), si ferma al 9,1%, mentre il 4 marzo aveva ottenuto il 12,4%. Deludente. Bene invece Fratelli d’Italia che, rispetto alle politiche, guadagna più di due punti, passando dal 3,7% al 6%.

Il terzo aspetto riguarda il M5S. Tutti scrivono che si è trattato un tonfo, ma in realtà non ė così. In Basilicata, lo scorso anno, i 5Stelle avevano portato a casa uno strepitoso 44,3%, ma fare confronti tra il dato nazionale e quello locale lascia il tempo che trova. Il Movimento, al di là del fatto che abbia confermato – sul dato delle politiche - di essere il primo partito della regione, ha più che raddoppiato i voti di lista rispetto alle regionali di cinque anni fa, passando dall’8,97% al 20,53%. E la cosa è tanto più sorprendente se si pensa che ha ottenuto questo risultato senza di fatto fare campagna elettorale.

Il quarto aspetto riguarda il centrosinistra. La Basilicata era nelle mani del Pd da un quarto di secolo. Alle ultime elezioni regionali, quelle del 2013, la coalizione aveva ottenuto circa il 60% dei voti, domenica poco meno del 33%. Lo scorso anno, alle politiche, il 19,6%. C’è stato quindi un apprezzabile miglioramento rispetto all’anno scorso, ma sui dati locali è una debacle, soprattutto del Pd. Alle regionali del 2013 il partito democratico aveva registrato un fragoroso 24,83%, mentre domenica – sotto mentite spoglie per non farsi riconoscere – un misero 8,19%. L’effetto Zingaretti non c’è stato.

Quinto ed ultimo aspetto. Il dato lucano conferma, in linea di massima, quello che è il trend di tutte e cinque le elezioni regionali dell’ultimo anno. Da un lato la vittoria della coalizione di centrodestra, dall’altro il fatto che i due partiti di governo incontrano il favore degli elettori, mentre le opposizioni, a partire da Forza Italia fino ad arrivare al Pd, continuano a perdere terreno nei voti di lista. È vero che quando si parla di regionali e comunali i pentastellati arrancano e la Lega vince alla grande, ma quantomeno il dato abruzzese e quello lucano dimostrano che il tonfo del Movimento 5 stelle non c’è stato.

di Paolo Becchi e Giuseppe Palma

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