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Fli, Angela Napoli accusa: "La mafia mi vuole morta e Fini non mi candida più"

La deputata calabrese, nel mirino della 'ndrangheta, abbandona il partito e attacca: "Traditi i principi fondativi, sono scesi a patti con gente discutibile"

Giulio Bucchi
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di Brunella Bolloli  Ieri ha ufficializzato il suo addio definitivo a Futuro e Libertà. Angela Napoli, deputata calabrese e membro della Commissione parlamentare Antimafia nonché della commissione Giustizia, è ora nel gruppo Misto della Camera. Un addio non senza polemiche, visto che la signora, da sempre in An, aveva deciso di seguire Gianfranco Fini anche nel momento difficile dello strappo con il Pdl. «Sono sempre stata leale con il presidente Fini, ma ultimamente troppe cose mi hanno lasciato senza parole. Per questo due mesi fa ho comunicato che restavo, ma da indipendente. Però poi, all'idea di sedermi ancora tra quei banchi alla Camera, ho detto no. Meglio aderire subito al Misto.  Fli non la ricandida. Per questo se n'è andata?   «No. Non è problema di ricandidatura, io posso anche fare altro ho la mia fondazione “Risveglio Ideale”, ma è una questione di dignità personale e di riconoscimento del mio lavoro. Mi aspettavo più riconoscenza e invece...».  Cosa è successo? Si è parlato di contrasti con il vicepresidente Italo Bocchino. Ci spieghi.   «Chi mi conosce sa come sono e quale è la mia storia. Io vivo da anni sotto scorta. La mia famiglia ed io siamo braccati dalla criminalità organizzata e questo perché la mia battaglia in Parlamento e fuori a favore della legalità e della lotta a tutte le mafie mi ha creato dei nemici con cui non si scherza».  Si riferisce all'esistenza di un piano della 'ndrangheta calabrese per assassinarla?  «C'è un piano che risale al marzo 2010. Ma è della settimana scorsa una nuova minaccia di uccidermi che mi rende particolarmente preoccupata».  L'inchiesta Purgatorio sul clan Mancuso? C'è  un'intercettazione poco piacevole che la riguarda.  «Appunto. Il boss che parla con un suo sodale e dice: “Stiamo lavorando per togliere di mezzo la Napoli”. Nel senso di farmi fuori, ovviamente. E tutto per una mia interrogazione parlamentare presentata sul provvedimento del Tribunale di Vibo Valentia che dispose il trasferimento in ospedale del boss Pantaleone Mancuso detenuto all'epoca nel carcere di Tolmezzo. E sulle conseguenze di quella interrogazione. A Mancuso non è andata giù. Brigano per farmela pagare».   Questo però non c'entra con il suo addio a Fli. «Però dà l'idea di quanto sia difficile portare avanti un progetto, come ho sempre fatto io con onestà, in un territorio, come quello calabrese, che non perdona».  Sperava che il suo partito ne tenesse conto di più?  «Al di là del merito, ho cominciato a soffrire quando mi sono vista scendere in Calabria Bocchino, con un atteggiamento lesivo della mia dignità e di quella di numerosi iscritti e militanti calabresi».  Che cosa ha fatto Bocchino? «È sceso ad avallare l'ingresso di Fli nell'amministrazione provinciale di Crotone contro il mio consenso e contro quello della maggioranza del coordinamento regionale del partito. Nello stesso giorno, inoltre, è andato a Reggio a fare una conferenza stampa insieme al presidente della Regione, Scopelliti, quando era stata già insediata la Commissione d'accesso nel Comune che ne avrebbe poi decretato lo scioglimento per contiguità mafiosa».  La sua opinione è: mentre io chiudevo ai collusi, altri invece li accoglievano?  «Sicuramente non ne hanno preso le distanze come ho sempre fatto io. E questo mi ha amareggiato. Perché ho visto sbriciolarsi tutti i principi su cui si è fondata la nascita di Fli. E soprattutto ho visto la mancata ottemperanza da parte di alcuni esponenti ai contenuti del “Manifesto dei valori” che è servito come fondamenta per la nascita del partito».  Qualcuno nel partito, invece, le rimprovera il fatto che da coordinatrice regionale della Calabria non avete incrementato molto le percentuali di Fli... «Non è vero. Penso di avere fatto un lavoro enorme in una regione molto dura, dove già eravamo schiacciati dagli altri partiti. E sono sempre stata presente alla Camera, come una delle parlamentari più operose». Vigilerà sulle liste pulite? «Su questo non c'è dubbio. Guarderò i candidati e darò il mio voto solo a quei partiti che garantiscono il rispetto della legge».  Ha parlato con Fini?   «Fini mi ha mandato un biglietto, ma neanche una telefonata.  In più ha voluto darmi un ulteriore schiaffo candidando Bocchino capolista in Calabria dopo di lui».

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