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Elezioni, tra gli esclusi anche Mario Sechi

Mario Sechi

Una settimana fa diceva: "Il Pdl mi aveva offerto il Lazio". Credeva di fare paura. Ma le urne lo hanno condannato

Andrea Tempestini
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L'elezioni dei non vincitori e dei trombati. Alle urne vincono Silvio Berlusconi e Beppe Grillo: vittoria morale, pur senza maggioranza. Alle urne perdono Pier Luigi Bersani e Mario Monti: sconfitta (clamorosa) a livello morale, perché nemmeno insieme (e nemmeno da lontano) potrebbero costituire maggioranza. E fin qui, le elezioni politiche dei non-vincitori. Poi ci sono quelle dei trombati: Gianfranco Fini su tutti. Ma tra gli esclusi, un "focus" lo "merita" Mario Sechi, l'ex direttore del Tempo folgorato sulla via politica del Professore. Candidato nella sua Sardegna, il direttore, complice il falliMonti totale alle urne, non è riuscito ad essere tra gli eletti di Scelta Civica. Dalle stelle alle stalle. Pensare che soltanto una decina di giorni fa, in piena trance-elettorale, aveva rivelato all'Italia che "il Pdl mi aveva offerto la presidenza della Regione Lazio". Vero? Non vero? Chi lo sa, difficile crederlo. Di certo c'è che il direttore ci credeva, era sicuro di fare paura, di essere un fattore. Era sicuro del fatto che sarebbe stato eletto. Sicurezza vana, evaporata man mano che procedeva lo scrutinio. Ieri, lunedì 25 febbraio, dopo la chiusura delle urne, su La7, spiegava: "Invito ad aspettare i voti veri e le proiezioni prima di fare qualsiasi commento politico". Poi i voti veri e le proiezioni, inesorabili, sono arrivati. Sechi, nel frattempo, aveva cambiato studi: da quelli della Rete Telecom a Viale Mazzini, in Rai, per lo "specialone" elettorale condotto da Bruno Vespa. Di fronte all'evidenza delle cifre ha dovuto commentare. Sechi ha provato a salvarsi in corner, insistendo sulla "dignità" di quel 10% di italiani che ha votato per Mario Monti. Un 10% che però, come detto, lo condanna a stare fuori dal Parlamento. E ora che fa, torna a fare il giornalista?

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