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Coppi è Bartali, Ghedini il gregario: tramonto dell'avvocato rampante ridotto ad apprendista

Il primo esperto, fiero, sicuro di sé. Il secondo pallido e troppo emozionato. La giornata in Cassazione sancisce già un verdetto: Berlusconi ha cambiato strategia

Giulio Bucchi
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Bartali e il gregario. Il Principe del Foro e l'avvocato in ascesa bruscamente interrotta e ora ridotto ad apprendista silenzioso. Loro sono Franco Coppi e Niccolò Ghedini, i legali difensori di Silvio Berlusconi al processo Mediaset, giunto in Cassazione. Il primo, 74 anni, nato a Tripoli e romano d'adozione, è stato chiamato in soccorso dal Cavaliere in fretta e furia, per risolvere una situazione giudiziaria da codice rosso. Il secondo, 53enne padovano, da anni è l'avvocato più famoso d'Italia, in quanto sempre al fianco del leader del Pdl in Aula e in Parlamento. Per molti è l'artefice delle leggi ad personam e delle barricate anti-toghe, ma negli ultimi mesi Berlusconi ha deciso di cambiare linea su tutti i fronti. E così ecco Ghedini relegato in secondo piano, insieme a Piero Longo, al fianco del maestro Coppi. Francesco Verderami, sul Corriere della Sera, paragona indirettamente quest'ultimo a Gino Bartali, campionissimo del ciclismo: avrebbe detto al Cav che "è tutto sbagliato, è tutto da rifare", nell'approcco processuale come in quello politico. Coppi Bartali, e Ghedini declassato a gregario. Coppi fiero, Ghedini pallido - Non a caso, e forse non per caso, anche Carlo Tecce sul Fatto quotidiano si concentra su questa analogia pedalesca. Coppi è "fiero", "coinvolto e distaccato", "esperto e non umorale". Dirige i giochi, ammicca, è spavaldo con i giornalisti e a suo agio nell'Aula del Palazzaccio, davanti ai giudici della Cassazione e al procuratore generale Mura. Ghedini, al contrario, gli appare sulle braci, "inchiodato a una poltrona per niente comoda", "pallido, emaciato", "incassa i colpi, soffre fisicamente". Insomma, un supplizio. Anche perché, sottolinea malignamente Tecce, è costretto a svolgere "il servizio di un apprendista" a fianco di Coppi, che gli elargisce "raccomandazioni, spiegazioni, e la consegna di un silenzio totale". E mentre nella pausa pranzo Coppi se ne va al ristorante e torna in aula con la camicia appena "un po' sgualcita", Ghedini vola a Palazzo Grazioli, per informare Berlusconi. E quando è di nuvo al fianco di Coppi, "a volte allunga il braccio sinistro e sfiora il corpo rigido di Coppi. Quasi a dire - maligna Tecce - con accento veneto però: A Frà, che te serve?". La citazione è dell'andreottiano Franco Evangelisti. Eterno numero 2, nell'ombra. di Claudio Brigliadori

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