È difficile scrivere qualcosa sui talkshow per un giornalista che talvolta li frequenta: perché i conduttori sono permalosi e poi non t’invitano più (succede più spesso di quanto crediate, ma pazienza) oppure perché scatta il sospetto generalizzato di «invidia», che è un’accusa sempre ammissibile e, al tempo stesso, è l’ultimo rifugio delle canaglie. Criticare un talkshow è facile, metterne in piedi uno è difficilissimo: si tende a processare solo il conduttore anche se spesso è l’ultimo l’ingranaggio di un meccanismo produttivo infernale, qualcosa che lui per primo, non di rado, ha dovuto subire. Poi ci sono tutti gli altri discorsi che si fanno in questo periodo: che i talkshow sono troppi, che li fanno perché costano poco, che il chiacchiericcio sterile di politici e giornalisti ha stufato tutti, queste cose. Aggiungo due banali ipotesi. La prima è che a furia di infotainment, cioè a furia di dopare l’informazione con l’intrattenimento (risse programmate, fiction, doppiaggi, piazze virtuali, scenografie improbabili) la gente alla lunga possa preferire gli originali, e cioè guardarsi un film o un varietà. La seconda ipotesi da gettare nel mucchio, e che mi costa un certo dolore perché in un certo senso mi riguarda, è che la mia generazione - cui appartiene tutta l’infornata di nuovi conduttori - semplicemente non si stia dimostrando all’altezza. È un’ipotesi che qualcuno doveva pur fare. di Filippo Facci Vota il sondaggio di Liberoquotidiano.it Secondo voi chi è il peggior conduttore tv?




