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Marò Latorre, gli auguri di fine anno: le parole che fanno morire Monti di vergogna

Giulio Bucchi
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Non è un discorso di fine anno, quello del marò Massimiliano Latorre, ma un augurio, agli amici, agli affetti e all'Italia. Un augurio di "affrontare la nostra situazione con la giusta passione, orgoglio e dignità Nazionale, considerando e ricordando i sacrifici affrontati e le diverse privazioni ancora oggi in essere". "A Noi, Italiani Tutti - scrive Latorre su Facebook -, auguro di vedere sventolare la Nostra Bandiera con il Suoi splendidi colori sempre più Vivi e Accesi e OnorarLa SEMPRE". Parole che non possono non suonare come aspre e critiche se riferite alla vicenda personale del marò e alle responsabilità politiche dei governi italiani, in primis quello di Mario Monti, che lo ha di fatto abbandonato per mesi e mesi, sacrificandolo sull'altare dei rapporti diplomatici con l'India.  "Non passa giorno che non incontri Italiani che affettuosamente mi abbracciano e mi stringono la mano, un gesto di affetto e riconoscenza molto importante per me come Militare e come uomo", scrive commosso riguardo alla sua vicenda personale. Latorre è stato accusato in India di aver ucciso due pescatori e dopo una lunga detenzione senza processo ha fatto ritorno in Italia insieme al collega Salvatore Girone. E proprio a lui rivolge il pensiero più intenso: "Auguro al mio collega (con il quale, dal rientro in Italia il 28 maggio 2016 e ancora oggi vige il divieto di avere contatti diretti e indiretti) di trascorrere una buona fine anno e di iniziare il 2018 in maniera altrettanto positiva con fede più che con semplice speranza che andrà tutto per il meglio consentendo di lasciare alle spalle i rancori e le amarezze di quanto vissuto e pensando solo al futuro con positività".

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