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Antonio Di Pietro, la bomba a Libero: una vergognosa verità su "molti" magistrati" italiani

Gino Coala
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Antonio Di Pietro detto Tonino, ex pm, ex ministro, ex uomo del destino, cedute le armi della politica politicata, ha trovato la sua strada ideale tra Cicerone e Cincinnato. Per metà settimana fa svolazzare la toga come avvocato tra Milano e la Bergamasca; nell' altra metà s' impanca sul trattore di famiglia, contadino dentro, passando dalla cura dell' Ulivo di Prodi a quella degli ulivi di Curno, in Molise. Leggi anche: Di Pietro: "Abusivismo? Dicevano, votami che non ti abbatto la casa. Questa è complicità giudiziaria" Ora irrompe, col fiatone, nella sede di Pop Economy, la nuova tv per l' economia dedicata ai millennials. È in manica di camicia, senza cravatta, con una tanica di extravergine nella mano nodosa, per registrare il suo nuovo programma sull' agricoltura, La terra è uguale per tutti, molto dadaista. Ma - non ci sono santi patroni- tempo tre minuti, la politica torna ad avvolgerlo. Caro Di Pietro, mi scusi, ma quando penso a lei non penso ad arature o semine, ma alle questioni di giustizia. Virginia Raggi è stata assolta dal reato di falso, la coinvolge emotivamente? «Beh. La Raggi ha fatto bene a presentarsi davanti al magistrato, non l' avesse fatto, sarebbe rimasta incrostata da spruzzi di fango a vita, se lo lasci dire da uno che in vita sua, come querelante e querelato ha attivato la giustizia 260 volte, da poliziotto a magistrato. La sentenza che ne è uscita è di buon senso nel metodo e nel merito. Certo, un conto è non violare la legge, un altro è la politica, quello che non è riuscita a fare. Spesso senza colpa: il buco nero dell' Atac mica l' ha fatto la Raggi, poveraccia». Poi c' è la faccenda della prescrizione. La sfagiola? «Io ne ho viste tante. Ma non avevo mai visto il bisogno di fare una legge per dire di fare un disegno di legge con cui faranno una legge». Il costituzionalista Pd Ceccanti afferma: «Se è come dice Salvini e la sospensione della prescrizione è condizionata alla riforma del processo è più logico metterla nella riforma. Se è come dice Bonafede ed è indipendente, tanto valeva farla subito entrare in vigore». Intende questo? «Sì. Diciamo che è una grossa ipocrisia, fatta alla democristiana maniera, che serve solo a Salvini e Di Maio per accontentare i propri elettorati. Bonafe' vuoi fare davvero la riforma della prescrizione e del processo? "Fusse la madonna! " Ma, santiddio, se non sai ancora di che riforma parliamo (è una cosa nuova? o torniamo al sistema accusatorio per me auspicabilissimo? Boh) come fai a legarci la prescrizione? Ha una vaga idea di quanto tempo ci voglia?» Ad occhio, conoscendo la palude stigia della giustizia, la vedrà mio figlio che ha tre anni. Forse. «Appunto. Per il 2019 non esiste, 'sta manfrina sposta il problema, è sbagliata. La realtà è che i processi sono troppo lunghi; non è che se tagli la prescrizione risolvi, anche perché per l' 80% dei casi la prescrizione avviene durante le indagini preliminari. La soluzione? Tagliare del 50% alcuni reati penalmente rilevanti e aumentare il personale nei tribunali. Un magistrato cura in media 1000-1.500 fascicoli invece di 150/200, capirai che è un casino». Quindi, in pratica, lei è d' accordo con Giulia Bongiorno, consigliera per la giustizia di Salvini? «Una riforma del processo penale la proposi io, per primo, nel 2006». Ma scusi, non sarà che anche i magistrati, nella dilatazione proustiana della giustizia, ci mettono del loro (sia sincero, lo dica da avvocato)? «Certo, poi c' è la questione della produttività di magistrati. Molti fanno solo i notai, non leggono i fascicoli. Lo dico anche da ex pm: nella Pubblica amministrazione, quindi nella giustizia pure, c' è gente che si fa il mazzo tanto, ma altra che se ne fotte altamente. Io all' epoca di Mani Pulite, su casi di corruzione da 15 milioni di lire ci misi 4 anni per fare i fascicoli». Ricordo. E lei insisteva per torchiare i testimoni e gli imputati. I quali affermano che confessavano, perché lei continuava a far loro sempre le stesse domande, e alla fine, estenuati, cedevano. Interrogatori duri, all' americana «Ma quale americana. Le confiderò che, in realtà, io spesso non capivo le risposte alle mie domande. Io chiedevo e quelli mi parlavano di bilanci, mi riempivano la testa di cifre, investimenti e spesso io non ci capivo un cazzo, per cui li fermavo e dicevo: "Mo' me lo rispieghi...". Non era una strategia. Cercavo di imparare la materia». Ohilà ci smonta un mito. Questo non l' ha mai detto. «Perché nessuno me l' ha mai chiesto. Quelli che non sanno una cosa, serve che s' informino senza fare gli arroganti magari un po' ignorantelli, come ora - mi spiace dirlo- i miei amici 5Stelle». Deduco che, quindi, sulla storia dei condoni, lei non sia d' accordo? «Deduce bene. I condoni sono brutti. Specie quello edilizio di Ischia. È un' altra democristianeria. Ma come, tu che sei trasparente e contro i condoni, ora che sei al governo, proroghi di fatto quel condono e gli dai legittimità?». Ma Di Maio parla di "abuso di necessità", un istituto romanzesco che salverebbe gran parte degli abusi del sud. Considerando che perfino il sindaco grillino di Bagheria con gli abusi edili ha una certa frequentazione, lei che ne pensa? «Io la chiamo complicità giudiziaria. 'Sta storia dell' abuso di necessità è una fesseria. Allora quando ho fame sono autorizzato a rubare. Che discorso è? Non bisogna lasciare il controllo degli abusi ai Comuni, è come dire al lupo "Controllami le pecore"; col condono elimini la violazione di legge, ma rimane quella della sicurezza. Bisogna abbattere subito le case abusive, senza aspettare i ricorsi, specie in aree inedificabili» E il decreto sicurezza? «Il decreto sicurezza consta di 11 punti, me li sono letti tutti. Alcuni sono eccessivi, come quelli sull' accoglienza. Ma altri, come il Daspo, o la sospensione del diritto d' asilo per reati, specie di terrorismo, sono sacrosanti». Lei fu anche ministro delle Infrastrutture. Sul Tap, il tubo del gasdotto che s' infila sotto il Salento -oggi approvato- non s' è fatto molto rumore per nulla? «Queste del Tap gli amici grillini me la devono spiegare. Per cuocere la pasta che differenza c' è se usi il gas che ti passa sottoterra o nei camion sulla strada? Il pericolo è lo stesso». E per la Tav in val di Susa? «Uguale. A me, da ministro, mi massacrarono quando parlammo di alta velocità, ora però la usano tutti. Ma la vogliamo capire che le infrastrutture servono, sono progresso, oltre a creare posti di lavoro? 'Ste cocciutaggini proprio non le capisco». La vedo critico col M5S. Eppure ricordo le foto degli inizi: lei abbracciato a Grillo e Roberto Casaleggio. Praticamente la sua Idv fu per loro una sorta di incubatore politico. Cosa è cambiato? «I grillini li considero tutti figliocci miei. Hanno fatto grandi cose nel riuscire ad incanalare costituzionalmente una parte del Paese talmente incazzata che avrebbe incendiato le macchine. E hanno fornito le istituzioni di un ricambio generazionale. Casaleggio e Grillo fecero tesoro dei miei sbagli all' Italia dei Valori. Io, scientemente, lo confesso, presi sul territorio politici strutturati che venivano da altre esperienze. In alcuni casi creai dei fenomeni mostruosi tipo Razzi e Scilipoti, ma avevo 159 parlamentari, non controllai la filiera, fu un grave errore. Il M5S, invece, li ha presi tutti neofiti». Ed è un bene, alla fine della fiera? «Sì. Ma ora governano, devono smettere di fingersi all' opposizione. Ci vuole più umiltà. Se la Corte dei Conti, o la Bce, o i tuoi stessi uffici tecnici, ti dicono che la coperta è corta, e sulla manovra stai sbagliando, devi andare dai tuoi elettori e dire: "Signori, ora non ci sono soldi, le cose le faremo un po' per volta". Alla fine, come nel caso Tap, ci arrivano, mica sono cretini. O l' Ilva: di fatto, cos' è cambiato rispetto al progetto di Calenda?». È vero che s' è lasciato scappare la frase "Rifarei il pm, non il politico? " «Sì. Anche se sono contento di quell' esperienza, nonostante qualche errore. Credo che uno non possa fare il politico e tornare a fare poi il magistrato. Se l' arbitro scende in campo benissimo, ma se torna a far l' arbitro non è credibile. E, non parlo solo di Ingroia - quello ormai è andato- ma anche ad amici come Michele Emiliano». Vulgata vuole che lei lasciò la politica per un servizio di Report che la fece -confessiamolo- un po' a pezzi. Corrisponde al vero? «Non fu colpa della Gabanelli. Ma delle persone, tutte contro di me, che sentirono i suoi giornalisti. I miei accusatori sono stati tutti querelati: 150 cause. A molti hanno sequestrato la casa per i risarcimenti del danno, di alcuni non riusciamo a venderla, se le interessa». Ora lei parla di agricoltura in modo divertente in tv (224 del digitale terrestre). Il richiamo delle terra supera quello delle pandette? «C' è bisogno di parlare di agricoltura, di capire come ci stanno fregando con i trattati internazionali: per esempio il Canada ci sta ammazzando col suo grano d' esportazione e le pare possibile che nelle lattine d' olio dei supermercati vendute a 1,5 euro, la percentuale di acidità dell' olio possa venire alterata danneggiando i contadini e nessuno dice nulla? Io faccio questa trasmissione ricordandomi l' attività lasciata da papà, ma se non avessi altri introiti, io col mio trattorino, rispetto a quelli che seminano dall' elicottero sarei morto. La prenda come una metafora della vita». (Mentre cazzeggiamo un collega ci passa la foto di Vasto del 2011: Di Pietro tra Vendola e Bersani per un centrosinistra invincibile. Di Pietro la osserva, scrolla il testone: «Un coitus interruptus». La sua opinione attuale sulla materia). di Francesco Specchia

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