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Papa Francesco e l'elemosiniere, lo studioso Teodori: "Cosa sarebbe gravissimo". Vaticano, doppio sgarro?

Giulio Bucchi
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"Un atto di disobbedienza civile", quello dell'elemosiniere di Papa Francesco. Di più: un'incitazione a altri "gesti illegali che possono diventare pericolosi e violenti". Massimo Teodori, ordinario di Storia e istituzioni degli Stati Uniti, intervistato dal Quotidiano nazionale stigmatizza l'iniziativa del cardinale Konrad Krajewski, che ha riallacciato personalmente l'elettricità agli inquilini di un palazzo occupato abusivamente a Roma. Un fatto grave, soprattutto perché "ha come protagonista un ecclesiastico di uno Stato estero (Città del Vaticano) che è vincolato da un trattato internazionale (I Patti lateranensi) che sono stati clamorosamente violati".  Leggi anche: "Il Vaticano, le case e i rom". Vittorio Feltri, la brutale verità sulla Chiesa In virtù di quel concordato, infatti, la gerarchia ecclesiastica ha il divieto "di intromettersi nella vita politica e amministrativa dello Stato italiano, così come i pubblici ufficiali italiani non possono intromettersi negli affari religiosi". Divieto che, come noto, viene quasi quotidianamente calpestato. Il pagamento delle bollette non pagate, spiega ironico Teodori, "è il minimo che la Santa Sede può fare, e sicuramente lo Ior (la banca vaticana) non va in fallimento". Ma sarebbe molto più grave "se lo Stato del Vaticano non concedesse l'autorizzazione a procedere" contro il cardinale, che potrebbe presto finire indagato. 

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