Cerca

Disperato

Sea Watch 3, Gad Lerner tira in ballo la famiglia di Matteo Salvini: "Forse, sua madre..."

27 Giugno 2019

1
Gad Lerner

Gad Lerner su Repubblica parla del caso della Sea Watch e di Matteo Salvini. "Quelli che sogghignano per le esibizioni di cattiveria in faccia ai migranti della Sea Watch 3 (possono star lì fino a Natale) ricordino che pur vincendo le elezioni restano una minoranza di questo paese. Che tace, sopporta, ma un giorno si vergognerà perché è migliore di loro".

Dunque Lerner si spinge laddove neppure lui era mai arrivato: a tirare in ballo la madre del leghista. "Vien da chiedersi: ma cosa penserà di Salvini la madre di Salvini? Quando, di fronte a quello che, comunque la si pensi, rimane un dramma umano, il suo Matteo scrive: Non sbarca nessuno, mi sono rotto le palle. Lo sappia quella sbruffoncella. Sbruffoncella? Non abbiamo piuttosto a che fare con un ministro sbruffone da osteria? Come nei videogiochi - continua Lerner - con cui egli si diletta nel cuore della notte, il responsabile dell'ordine pubblico scimmiotta la parodia della difesa dei confini nazionali bloccando un'imbarcazione di 50 metri con 42 naufraghi a bordo".

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Commenti all'articolo

  • mascrib58

    23 Luglio 2019 - 11:11

    Attenzione non è la destra che fomenta l'odio, ma il gioco della sinistra , che stando dalla parte dei Rom, dei deliquenti, dei fannuloni ,delle ONG straniere, della Rachete e molto probabilmente delle organizzazioni internazionali pro scafisti, crea l'odio nella popolazione .Solo così può usare l'arma micidiale dei diritti umani per eludere le leggi e distruggere lo Stato Italiano

    Report

    Rispondi

Migranti, il premier Conte in Senato: "Accordo di Malta non risolutivo"

Tafida, la grande sfida del Gaslini: ricoverata a Genova la bimba affetta da lesione cerebrale
L'aria che tira, Luigi Di Maio travolto da Carlo Calenda: "Show ridicolo, dimissioni immediate"
Eutanasia, i radicali "cercano malati terminali" per lo spot. La rabbia di Pro Vita & Famiglia

media