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Benedetta Paravia, la bella ragazza italiana che ha addomesticato Dubai

Davide Locano
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Quando nel 2002, fresca di laurea in giurisprudenza, Benedetta Paravia arrivò negli Emirati Arabi per una vacanza di quattordici giorni, a Dubai vivevano appena un centinaio o due di italiani, oggi essi sono circa 20 mila. «Sono comunque esigui rispetto a indiani, filippini, americani e inglesi», specifica la salernitana, la quale si innamorò di quei luoghi da "Le mille e una notte" proprio durante questo primo viaggio, tanto da decidere di prolungare il soggiorno di tre mesi e poi di trasferirsi in pianta stabile laggiù, dove dimora tuttora. «È stato amore a prima vista, appena scesa dall' aereo ho sentito un' energia speciale e sono stata stregata dall' odore del deserto», ricorda Paravia, che negli Emirati è «produttrice di contenuti per il mondo arabo», ossia di documentari che vengono trasmessi sulle tv locali, e conduce a capo scoperto il programma "Hi Dubai" con un team da lei selezionato e composto soprattutto di giovani donne. «La mia missione è fare sapere al mondo intero che l' Islam è pacifista e che gli arabi non sono terroristi, né maschilisti, bensì generosi, aperti, cortesi nonché molto simili alla gente del Mezzogiorno: fanno a gara per pagare il conto, ti accompagnano fino al portone, ti accolgono a qualsiasi ora», puntualizza Benedetta. «La loro ospitalità è proverbiale proprio come quella di calabresi e napoletani. Se sei ospite a casa loro, quasi ti imboccano, ti riempiono di cibo e di premure». VIAGGI DI STUDIO Paravia dal 2003 è una sorta di ambasciatrice non governativa della nostra penisola nonché un ponte tra il Belpaese e gli Emirati Arabi. Infatti è stata lei ad abbattere quell' argine culturale che impediva alle emiratine di venire a scoprire lo stivale, convincendo le famiglie a consentire alle universitarie diciasettenni e diciottenni di raggiungere l' Europa per seguire corsi mirati, affidandole proprio a Benedetta, che in brevissimo tempo ha conquistato la fiducia del popolo arabo. Così da sedici anni, in collaborazione con la Fondazione Antonio Genovesi Salerno, creata dal padre di Benedetta dopo il terremoto dell' Irpinia per agevolare la ripresa del Sud, l' italiana accompagna sul nostro territorio fanciulle provenienti dagli Emirati al fine di fare conoscere loro altre realtà e le nostre tradizioni. Durante questi viaggi di studio le giovani non visitano soltanto i musei, ma pure le istituzioni, incontrando ministri. «Io ho cambiato Dubai e la cultura di quel luogo», dichiara Benedetta. Ella ha favorito inoltre l' apparizione delle ragazze arabe in tv e suoi giornali, addirittura senza il velo. «Nel 2002, a Dubai, fui scelta come testimonial di Cartier subito dopo Monica Bellucci, poiché incarnavo un tipo di bellezza molto simile a quella araba. In quel periodo, infatti, le emiratine non potevano fare le modelle, esporsi. Così decisi che mi sarei impegnata per fare in modo che anch' esse fossero libere di mostrare la propria avvenenza. E ce l' ho fatta. Le donne arabe mi adorano», afferma con orgoglio Benedetta. Ma come è riuscita questa bella connazionale, da perfetta sconosciuta quale era allorché arrivò in quel lontano Paese, ad introdursi nella società fino a diventare un punto di riferimento? «La gavetta a Dubai è più dura che in Italia. Sebbene gli arabi amino vestire e mangiare italiano ed esplorare le nostre città d' arte, vige una sorta di pregiudizio degli emiratini nei confronti degli abitanti della penisola, i quali sono considerati poco affidabili negli affari poiché spesso tali si sono dimostrati», dice Benedetta, la quale, durante la sua prima vacanza da quelle parti, rischiò persino l' arresto. «Uno dei figli del re provò a baciarmi ed io gli diedi uno spintone che lo fece cadere per terra. Il mio fidanzato di allora era certo che ci avrebbero sbattuti in gattabuia, invece, dopo una settimana, ricevetti la telefonata di questo sceicco il quale voleva farmi sapere che non aveva mai conosciuto una ragazza onesta come me. Diventammo amici e tuttora sia lui che sua moglie sono come fratelli per me», racconta Paravia. Se solo avesse voluto, la salernitana adesso sarebbe stata principessa, in questi lustri ha ricevuto decine e decine di proposte di matrimonio, tuttavia «ha scelto di essere coerente e seguire sempre il cuore». LUOGHI COMUNI Non la pensano allo stesso modo le connazionali che si recano a Dubai in cerca di fortuna. «Negli Emirati giungono di frequente italiane tra i diciotto e i cinquant' anni con scopi poco virtuosi. Mi capita di vedere queste signore mature fasciate in abiti molto scollati, sperano di fare colpo e arricchirsi». Altro che velo e tuniche, a Dubai «le donne arabe e straniere possono fare ciò che vogliono ed uscire persino seminude», sottolinea Benedetta. Nei pressi delle moschee così come all' ingresso dei centri commerciali sono affissi cartelli che invitano all' adozione di un abbigliamento appropriato, eppure Paravia assicura che pochi osservano codeste regole. Gli Emirati stanno attraversando una rivoluzionaria fase storica, denominata dal re e vicepresidente di Dubai, il settantenne Mohammed bin al Maktoum il quale ha inaugurato questo corso all' inizio del millennio, "rinascimento globale arabo", che riguarda in particolare il gentil sesso. Pure l' erede al trono dell' Arabia Saudita, il trentatreenne Mohammed bin Salman al Saud, sta contribuendo a questa svolta. «Gli Emirati detengono un importante primato: hanno il ministro donna più giovane al mondo, nominata appena ventenne. Da circa un anno in Arabia Saudita le signore possono guidare, inoltre ora il Paese accoglie sia i turisti, i quali prima non potevano accedere, sia gli investitori esteri di genere femminile senza che siano necessari un tutor e uno sponsor». A proposito del settantenne re di Dubai, qualche mese fa scandalizzò il pianeta la notizia della fuga, con un bottino di 58 milioni di dollari e figli al seguito, di sua moglie, 45 anni, la quale ha chiesto asilo politico in Inghilterra sostenendo di essere vittima di soprusi. Paravia, che conosce bene entrambi, dubita che la consorte di Mohammed abbia subito restrizioni della sua libertà. «Non usava il velo ed il re, che è un uomo gentile e moderno, l' ha sposata anche per questo». «Dubai non è solo la mia residenza, è altresì la mia casa, sebbene nel mio cuore il posto d' onore sia occupato dalla mia famiglia e dalla mia patria», conclude Benedetta. di Azzurra Barbuto

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