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Coronavirus, Luca Ricolfi contro il governo: "Approccio ideologico sull'immigrazione, speriamo non paghino gli italiani"

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Anche secondo Luca Ricolfi l'emergenza-coronavirus non è sotto controllo. Lo scrive in un intervento sul Messaggero in cui esordisce così: "A dispetto dei raduni negazionisti, ultimo in ordine di tempo quello avvenuto in Senato pochi giorni fa, sono sempre meno numerose le persone che credono che l' epidemia sia un ricordo del passato, e che la situazione sia sotto controllo. E hanno perfettamente ragione". Secondo il politologo l'emergenza non è ancora finita, non tanto adesso, ma potrebbe tornare con veemenza. E se per ora le cose non sono nuovamente precipitate è perché "mancano i tre propellenti fondamentali della diffusione del virus: la stagione fredda (con il suo corredo di nebbia, umidità e smog), la vita al chiuso, ma soprattutto una base di soggetti contagiosi sufficientemente ampia".

 

Nella sua lunga riflessione sulla gestione dell'emergenza, Ricolfi ricorda quelli che a suo giudizio furono gli errori iniziali, tra cui minimizzare il rischio da parte del governo e gestire l'emergenza assecondando le ideologie, ovvero evitando qualunque problema diplomatico con la Cina. Ma il punto è che per Ricolfi, quell'errore, il governo lo si sta ripetendo, "facendosi guidare dalle preoccupazioni ideologiche anziché dell' imperativo di tutelare la salute dei cittadini. Lo abbiamo commesso con la Cina a febbraio, lo ripetiamo oggi con i migranti in generale, e con gli sbarchi dall'Africa in particolare".

Parla chiaro e tondo, il politologo: "Non voglio qui ricordare, uno per uno, i focolai che negli ultimi 30 giorni sono scoppiati in varie comunità straniere, né riportare una per una le cifre, impressionati, della percentuale di positivi fra i migranti sbarcati dall'Africa". Poi le bordate contro il Viminale: "Ora che la frittata è fatta, il ministro dell' Interno Luciana Lamorgese dichiara inaccettabili tutti questi sbarchi, come se non vedesse il nesso fra la politica di apertura e di accoglienza fin da subito proclamata dal suo governo, e l'aumento degli sbarchi, quasi quadruplicati rispetto ai tempi di Salvini, e ora infinitamente più preoccupanti per i rischi sanitari che comportano", sottolinea.

 

Amare le conclusioni: "Ma facciamocene una ragione. La priorità degli attuali governanti non è risolvere il problema dei flussi migratori, ma è marcare la discontinuità con il governo precedente, ripristinando la politica dell'accoglienza, cancellando i decreti sicurezza, mandando a processo chi li aveva concepiti. Che tutto ciò possa avere un prezzo, in termini di salute pubblica, di coesione sociale, se non di democrazia (come temeva Marco Minniti), a loro non sembra importare molto". Infine, la chiusa: "Speriamo solo che, a pagare il conto finale, non siano chiamati i cittadini italiani, quando l'epidemia dovesse rialzare la testa". Parole pesantissime e a cui il governo dovrebbe dare credito.

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