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Quarta Repubblica, Sallusti: "In autunno ci sarà un disastro totale", la profezia dopo lo scontro con Giletti

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La guerra e tutto ciò che comporta, l'invasione dell'Ucraina da parte dei russi sotto differenti punti di vista. Questi i temi che si affrontano a Quarta Repubblica, il programma condotto da Nicola Porro su Rete 4 nella puntata di lunedì 6 giugno, nella pagina del talk-show dedicata al conflitto.

 

E tra gli ospiti ecco Alessandro Sallusti, il direttore di Libero, protagonista alla vigilia dell'infuocato abbandono di Non è l'Arena, la trasmissione con Massimo Giletti in veste di conduttore da Mosca. E il direttore parte con una riflessione sullo scenario attuale, tra una delle differenze sostanziali e fondamentali tra Occidente e Russia: "La democrazia ha una sua debolezza intrinseca che chi governa deve tener conto dell’opinione pubblica e il tempo gioca a favore della Russia", spiega Sallusti. Il sottotesto è facile: no, Mosca non è una democrazia.

 

Dunque si parla degli elenchi pubblicati dal Corriere della Sera con i nomi della presunta rete filo-russa che opera in Italia, vicenda su cui stanno indagando anche i servizi segreti. "Io dico che la cosa è più ridicola che tragica", taglia corto il direttore. Quindi si parla della vicenda del blocco del grano nei porti dell'Ucraina occupati dai russi, un caso in grado di scatenare una carestia globale. "L’unico che può trovare un punto di caduta è Erdogan ma non so se favorirà l’Ucraina, è un mosaico che dovrà comporsi. Siamo in presenza di un equilibrio mondiale che si è rotto e che va ricomposto", spiega Sallusti. Parole quasi profetiche: poche ore dopo, infatti, la Turchia ha avanzato richiesta di uno sconto pari al 25% del grano che acquisterà dall'Ucraina nel caso in cui Ankara, con la sua attività diplomatica, riuscisse a sbloccare la situazione nei porti. Infine, una battuta proprio su quanto accaduto a Non è l'Arena la sera precedente: "Io non sono contro i dubbi e se le cose vanno avanti così questo autunno sarà un disastro totale. Ieri sera me la sono presa con la propaganda che è la morte della libertà d’informazione", conclude Sallusti.

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