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Eva Giovannini nella lista di proscrizione del Pd: un caso per Lucia Annunziata in Rai

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Gianluca Veneziani
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È una faccenda sinistra, con tanto di tiri mancini. Lo scontro tra politicanti rossi e loro teste pensanti, col pretesto della diversa posizione sulla guerra in Ucraina, cela la delegittimazione da parte del Pd della propria classe intellettuale. Uno psicodramma che si consuma nella forma di una decapitazione, visto che a finire sotto la scure, o meglio sotto la ghigliottina, sono appunto le teste della sinistra.

 


L'ultimo capitolo di questo attacco all'intellighenzia si è consumato due giorni fa allorché il Pd ha presentato alla Camera una nuova lista di proscrizione, «un pasticciato rapporto» lo definisce Il Fatto quotidiano, contro gli intellò tacciabili di simpatie putiniane. La novità, rispetto ad altri cataloghi di "nemici dell'Occidente", è che nell'elenco dem figurano tra i reprobi soprattutto prof, scrittori e giornalisti di sinistra, parte integrante del suo establishment mediatico-culturale, insomma espressione e incarnazione del potere "rosso".

 

 


Tra i nomi si leggono quelli di Corrado Augias e Alessandro Barbero, di Donatella Di Cesare e Barbara Spinelli; e giornaliste di sinistra come Valentina Petrini ed Eva Giovannini (che lavora per il programma di Lucia Annunziata). Illoro torto sarebbe quello di aver promosso una narrazione anti-occidentale o addirittura pro-russa, osando intervistare (anche ben prima della guerra) personalità ritenute vicine a Putin o provando a contestualizzare e storicizzare il conflitto. Sommo reato agli occhi dei dem intolleranti a ogni dissenso, tanto più se è dissenso ragionato. Il fenomeno è l'esito di un processo che vede la sinistra politica accanirsi contro voci più o meno organiche al proprio mondo che si azzardano a fare il controcanto. Lo si era visto con Cacciari o Freccero al tempo del Covid, lo si è visto con gli attacchi ripetuti alla Berlinguer, rea di non piegarsi al Pensiero Unico di Rai-dem. Questa prassi evidenzia da un lato il masochismo dei compagni che bersagliano proprio coloro che garantiscono alla sinistra in tv, sui giornali e nelle università l'egemonia culturale. Il delirio di onnipotenza dei politici dem è credere di poter fare a meno sia delle braccia che delle menti, degli operai così come degli intellettuali. Dopo aver abbandonato fabbriche e periferie, la sinistra si sbarazza pure dei luoghi del sapere: nei salotti buoni non c'è spazio per le librerie... Allo stesso tempo questo atteggiamento repressivo verso scrittori e prof è coerente con la storia della sinistra. La caccia al pensatore dissidente e la sua messa alla gogna o la sua epurazione fanno venire in mente i processi cui furono sottoposti gli intellettuali giudicati difformi rispetto al potere al tempo della Rivoluzione Francese e dell'Unione Sovietica. L'unico modo per poter essere riabilitati allora era subire un altro processo, di rieducazione e correzione, oggi diremmo di politicamente corretto. Chi si ostinava a pensare con la propria testa rischiava di perderla, la testa. Il Terrore giacobino insegna.

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