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Francesco Boccia? "Gentaglia": il vecchio che avanza con Elly Schlein

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Quant’è bella la “gentaglia”? Sì, è bella. E alla fine anche Elly Schlein si è dovuta ricredere. Accettando di lasciare il Pd nelle mani di chi ha più esperienza di lei. Così ieri Francesco Boccia è diventato capogruppo dei dem al Senato. Protagonista del nuovo corso. Lui che nuovo non è. Al massimo, ricondizionato. Eppure Boccia doveva essere consegnato alla storia. Nel piano originale. Anno 2014. Schlein, in una conversazione su Twitter, ammetteva che qualcosa del Pd poteva essere salvato. E citava l’allora ministro, invece, come esempio della classe dirigente da emarginare. Non sono tutti come lui, scriveva, cioè: “Gentaglia”. Che, poi, povero Boccia: politico esperto, comunicativo, ben sposato. Pure Elly, dopo nove anni, ci è arrivata. In un processo di rivalutazione che ha avuto un'accelerata negli ultimi mesi. Quando ha capito che la vecchia guardia (una parte) poteva dare una mano, probabilmente determinante, per arrivare al Nazareno.

 


IMBORGHESIMENTO - È la classica parabola dei rivoluzionari. Che, una volta al potere, devono negoziare con lo status quo. E si imborghesiscono. Così MasaniElly scende a patti coni latifondisti delle tessere. In primis Dario Franceschini. Altro “zombie” accusato - dalla nuova guardia - di avere una preoccupante parafilia per le poltrone di cuoio: ministro dei Beni Culturali con quattro premier diversi. Pure lui doveva finire nella Navicella dei parlamentari. Ora, invece, eccolo al fianco di Schlein. Detto questo, è giusto che la nuova segretaria cambi i vertici del partito, premiando chi l’ha sostenuta. Ma è ovvio che un avvicendamento dei capigruppo a cinque mesi dalle elezioni faccia discutere. Ed è successo ieri nelle assemblee piddine di Camera e Senato. A Palazzo Madama la presidente uscente, Simona Malpezzi, ha provato a protestare: «Dico con franchezza e nella trasparenza che comprendo la necessità della segretaria di fare delle scelte, ma avrei preferito che la discussione avvenisse prima tra di noi che sui giornali'», dice Malpezzi. E aggiunge: «La segretaria Schlein ci ha chiesto la fiducia necessaria per lavorare tutti insieme: condivido e aggiungo che questa fiducia deve essere reciproca». Sulla stessa linea la senatrice Sandra Zampa: «Avrei preferito una rosa di nomi per la scelta del nuovo capogruppo», dichiara durante la riunione. Aggiungendo: «Vorrei si superasse la rappresentazione che chi ha votato Schlein è di sinistra e chi ha votato Bonaccini è ex renziano». Elly comunque tira dritto: la scelta è fatta. Boccia non sarà il nuovo che avanza, ma è quello che è avanzato: «È la mia proposta al gruppo parlamentare», perora la causa, «per la sua solidità, la sua capacità politica e la sua esperienza». Una soluzione «frutto di riflessione personale, non di accordi nascosti». Eletto, Boccia ringrazia: «Inizieremo un lavoro di confronto in raccordo con il partito che avrà come costante l'ascolto delle piazze e dei luoghi del bisogno degli italiani».

 

Poi si passa alla Camera. Dove Chiara Braga prende il posto di Debora Serracchiani. A Montecitorio è Lorenzo Guerini a esprimere il suo malessere a nome della minoranza interna: «La complessità richiede condivisione se si vuole andare a una prospettiva unitaria e quindi, formulando un mio giudizio di verità per non essere omissivo nel dibattito, ritengo che questo passaggio abbia avuto elementi di forzatura politica sia nell'interpretazione del risultato congressuale che nel rapporto con l’autonomia dei gruppi parlamentari». Ora l’ultimo tassello è la segretaria di partito. “Fuori i cacicchi”, è il mantra. Bisogna vedere quali e quanti: «Stiamo lavorando a un assetto complessivo ed equilibrato, rispettoso del pluralismo e dell'esito delle primarie», spiega Schlein ai senatori. «Per questa ragione ci stiamo sentendo spesso in queste ore anche con Stefano Bonaccini. Entro pochi giorni ho intenzione di chiudere gli assetti e tornare a costruire insieme alla nostra comunità democratica proposte politiche alternative alle destre e a parlare dei temi che riguardano la vita delle persone».

 

 

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