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Emanuele Filiberto abdica, ecco Vittoria di Savoia: nuova "regina" d'Italia

Carlo Nicolato
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Emanuele Filiberto di Savoia, che è principe per la ristretta cerchia degli aristocratici ma non lo è ovviamente per la Repubblica italiana, ha deciso di rinunciare al suo diritto di successione all’invisibile trono a favore della primogenita, cioè sua figlia 19enne Vittoria. L’Italia dunque avrà la sua Regina Vittoria, che non regnerà mai, ma andrà idealmente ad affiancare la figura, quella sì reale, del primo Presidente del Consiglio donna della storia d’Italia. Il gesto di Emanuele Filiberto pare sia stato consigliato dal padre, il “re” Vittorio Emanuele che è ovviamente lo stesso ad aver deciso oltre tre anni fa per la cancellazione della millenaria legge Salica, quella che non permette la successione monarchica per via femminile.

 

 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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Una mossa che ai tempi aveva incontrato la forte opposizione del principe Amedeo d’Aosta in una querelle culminata con la stesura di un documento della Consulta dei Senatori del Regno nel quale si sostiene che la legge Salica è immutabile e inviolabile. A tale documento aveva risposto Emanuele Filiberto definendola una «mossa ridicola» e «anacronistica», portata avanti da un organismo non riconosciuto dai Savoia. Ma anche la figlia aveva detto la sua in un’intervista al New York Times, dipingendo l’Italia un Paese «non molto progressista».

Il principe rivela di aver trovato invece la decisione del padre «molto giusta e moderna» e che «tra poco, in Europa, ci saranno più regine che re». Con la morte di Elisabetta II e l’ascesa al trono di Carlo questa affermazione è piuttosto azzardata, almeno se si considerano le case reali davvero regnanti, ma è almeno al passo coi tempi, in quanto, dice Emanuele Filiberto, «lo stanno capendo tutti, anche se un po’ tardi, che l’intelligenza e la sensibilità delle donne al comando può essere meravigliosa, gli uomini non hanno nulla di più, semmai di meno».

DONNE DI CASA SAVOIA
E Vittoria può davvero avere una marcia in più? Nata dal matrimonio con l’attrice francese Clotilde Courau, Vittoria a detta del padre «è sensibile, intelligente e aperta, ama molto il contatto umano, si preoccupa di ciò che vede intorno a lei» e «appena è scoppiata la Guerra in Ucraina è immediatamente partita con la Croce Rossa per portare aiuti». Il nonno Vittorio Emanuele le aveva già assicurato tre anni fa il trattamento di Altezza Reale e la qualità di Principessa Reale, confermandole anche il titolo di principessa di Carignano e marchesa d’Ivrea. Il sogno di ogni ragazzina insomma, «è il regalo più bello che potesse farmi» disse con l’innocenza di una teeneger. Nel tempo libero, oltre a studiare, pare si dedichi con passione all’arte, e soprattutto alla sua “carriera” da influencer-modella, forte di un fascino, quello sì, da vera principessa.

 

 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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Emanuele Filiberto è convinto che «le donne di Casa Savoia rimarranno di più nella storia rispetto agli uomini», anche se in realtà, e per forza di cose, la storia l’hanno fatta gli uomini. Ma a lui piace ricordare ad esempio il ruolo che la nonna Maria José ha avuto nel farlo appassionare alla cultura: «Era straordinaria. Mi offriva sempre un libro da leggere e poi ne parlavamo». La belga Maria José fu regina solo per un mese, consorte dell’ultimo vero re d’Italia, Umberto II, di lei si è scritto molto, della sua indole moderna, delle presunte scappatelle del marito, del fatto che avesse aiutato molti ebrei a scappare dall’Italia, del suo odio per il Duce (che ricambiava), di quella “scheda bianca” al referendum sulla monarchia perché non le sembrava elegante votare per se stessa.

REGNO DEI SOGNI
Emanuele Filiberto vorrebbe forse che sua figlia Vittoria diventasse un po’ come l’amata nonna, regina di un regno favoloso e ineffabile, depurato dalle brutture della politica. Alla gente in fondo piace così: «La monarchia ha qualcosa di affascinante che le persone amano guardare anche da lontano» dice il principe, «forse quando ci sono periodi di crisi, la gente scorge nei re e nelle regine una presenza forte, quasi spirituale». 

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