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Ranucci, via la maschera: scende in campo

di Daniele Priorilunedì 12 gennaio 2026
Ranucci, via la maschera: scende in campo

3' di lettura

C’è chi dice no alla riforma della giustizia. Ma Vasco Rossi non c’entra niente. È Sigfrido Ranucci l’idolo capace di tenere unito (si fa per dire...) il campo largo nel pronti, via della campagna referendaria per il no, partita nel fine settimana appena trascorso da Roma. Il conduttore di Report, duro e puro del “servizio pubblico”, integerrimo e, a suo dire, sempre al di sopra delle parti, si è evidentemente preso una licenza poetica e ci ha messo proprio la sua faccia sul palco a fianco a Elly Schlein (salutata con due schioccanti baciotti a favore di telecamere), Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni, Angelo Bonelli e Maurizio Landini, tutti abili e arruolati, ieri a Roma, al Centro Congressi Frentani per benedire la nascita del comitato “Società civile per il No al referendum costituzionale”, presieduto dal professor Giovanni Bachelet.

I toni sono quelli da giornate epocali, definitive. Elly Schlein è sicura di sé: «Vincere il referendum è il primo passo per puntare al governo del Paese». Peccato che, al di là dei sorrisi tirati e delle poche parole scambiate tra la segretaria dem e il leader M5S, Conte, la prima adunata per il No coincidesse a un campo largo in realtà decisamente ristretto, considerando che nelle stesse ore a sinistra hanno battezzato altrettanti comitati (schierati però per il sì) i socialisti del Psi-Avanti! e l’associazione Libertà Eguale del costituzionalista di area dem, Stefano Ceccanti che ha ricordato, compiutamente, proprio come sia «giusto rimarcare il pluralismo che esiste nel centrosinistra in modo chiaro e netto e non solo come singoli dissensi».

La premiata ditta Elly-Giuseppi, però, non teme nulla e si coccola Ranucci. «Quello che sta succedendo con la magistratura, con la magistratura contabile, con la stampa, è la manifesta denuncia dell’insofferenza verso ogni tipo di controllo» ha tuonato il conduttore di Report. Quindi, in poche parole, anche in questo caso il conduttore di RaiTre, deve aver pensato di cavarsela con la possente spolverata di retorica tardoresistenziale che ha in realtà la consistenza di una supercazzola. Sta di fatto che il buon Sigfrido anche stavolta, sia pure, a suo dire, «a titolo personale» è riuscito così a sedersi dalla parte della ragione e, nonostante quello in cui si è ritrovato coinvolto fosse un evento elettorale marcatamente di parte, lui comunque potrà difendersi dicendo che in effetti sì era lì ma stava solo portando avanti la sua ennesima missione da ultimo giapponese del servizio pubblico nella Rai occupata dallo strapotere del Governo Meloni. Che per questo deve essere fermato. Punto.

E per fortuna che Usigrai, a metà della settimana appena trascorsa, si era lanciata in uno dei suoi severissimi moniti sulla necessaria terzietà del servizio pubblico in vista del referendum che, in assenza di supporti dalla maggioranza in Commissione di Vigilanza, si sarebbe dovuta appoggiare almeno alla responsabilità delle forze di opposizione che, infatti, come garante simbolo hanno esposto san Sigfrido da Report, ovviamente pronto a immolarsi per la causa.

Una postilla che non è bastata al sindacato dei liberi giornalisti Rai (Unirai) che in una nota congiunta con Figec Cisal ripartiva proprio dalla succitata nota Usigrai diffusa nella giornata di sabato nella quale, come detto, l’ex sindacato unitario, esprimeva forti preoccupazioni in merito alla gestione dell’informazione Rai in vista del prossimo referendum sulla giustizia e alla mancanza di organismi di vigilanza parlamentare.

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«Alla luce delle immagini, dei video e delle fotografie diffuse da agenzie di stampa, quotidiani nazionali e bacheche social di forze politiche, che ritraggono un vicedirettore Rai e conduttore di punta partecipare pubblicamente a un’iniziativa politico-referendaria schierata per il No» Unirai-Figec e Cisal si chiedono «se le preoccupazioni espresse da Usigrai riguardino anche questo genere di esposizione e se non venga ritenuto potenzialmente lesivo dei principi di imparzialità, terzietà e credibilità del Servizio Pubblico il fatto che dirigenti e volti noti della Rai, investiti di ruoli apicali e di forte riconoscibilità presso il pubblico, partecipino attivamente a campagne politiche e referendarie, assumendo posizioni esplicite su temi di rilevanza costituzionale. Se la Rai - come giustamente affermato - non può fare a meno della Vigilanza, allora non può nemmeno permettersi zone grigie in cui l'informazione rischia di confondersi con la militanza politica, né tantomeno affidare la tutela del pluralismo a interpretazioni soggettive», prosegue la nota. «Unirai-Figec Cisal chiede inoltre all’azienda di chiarire se la partecipazione di un vicedirettore e conduttore all’iniziativa in questione sia avvenuta previa autorizzazione, e secondo quali criteri vengano valutate la compatibilità e l’opportunità di simili presenze pubbliche da parte di dirigenti Rai».

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